Babilonia e la bestia: cartoline dal mare

Forse un elemento che disturba la lettura di questo blog è la frammentarietà delle notizie, dei contenuti. Ciò è inevitabile perchè le riflessioni seguono il loro corso e dipendono dal momento.

Dovendo affrontare gli ultimi, fondamentali personaggi citati da Apocalisse, ho preferito trattarli in unico post, perchè connessi. Essi sono “la bestia che sale dal mare” e “Babilonia”. La chiave sarà la stessa usata per il “dragone” e il “falso profeta”: quella ghematrica.

Procederò velocemente, sperando che i miei abbonati abbiano familiarizzato con alcuni concetti, lasciando poi ad essi la libertà -spero anche il piacere- di sbizzarrirsi nell’incrociare dati e trarre conclusioni.

Partiamo dal primo personaggio. E’ possibile dare un volto e un nome alla bestia del mare di cui ci parla Giovanni In Ap. 13,1? Le tracce da seguire per stanarla sono molte e spesso già battute. Una però è rimasta ancora intentata e parte da una singolare chiave di lettura di Apocalisse, dove gli elementi naturali (terra, cielo, mare…) a mio parere potrebbero non essere solo tali, ma richiamare precise chiese.

E’ così che Smirne rappresenta il mare. Questa ipotesi trova conferma nella struttura generale del testo, perchè se la seguiamo effettivamente i contenuti dei sigilli, delle trombe e delle coppe si distribuiscono ordinatamente (questo è il link per una panoramica su tutte le chiese, compresa Smirne).

La bestia sale dal mare, sale dalla chiesa di Smirne, dunque, dalla sua predicazione. Non rimane quindi che collocare Smirne nel panorama delle chiese cristiane: essa rappresenta l’oriente (Bisanzio, in particolare; il mondo ortodosso in generale. Per spiegare ciò avrei un argomento, ma non voglio anticiparlo, per cui adesso mi limito ad invitare il lettore a proseguire la lettura e giudicare da solo se l’ipotesi Smirne/Bisanzio conduce ad un assurdo o no).
Adesso dobbiamo considerare gli altri elementi che caratterizzano la bestia, primo fra tutti il marchio e poi il nome e il numero che tale marchio evoca: il 666. Ben fanno coloro che lo indicano con le lettere greche, cioè con , χ, ξ, ς perchè è l’unico modo per risalire al nome. Infatti sciogliendo la ξ secondo dialetto ionico (quello conosciuto nel territorio in cui è ambientata Apocalisse) abbiamo che, intercalando l’alfa e l’omega tra le consonanti (giochetto che richiama la vocalizzazione dell’ebraico e dunque nulla di assurdo) abbiamo, dicevo, che quel χ,ξ e ς diventano χασκως, voce molto simile al verbo χασκω, verbo che ha gli stessi significati di verbo χαινω, nome d’uomo che richiama la vicenda conosciuta, cioè l’uccisione del fratello Abele. Effettivamente χασκως qualche problema lo dà perchè è di difficile interpretazione (insomma sembra che non esista). Tuttavia anche per lui potrebbe valere quanto a suo tempo detto per δρακως, sostantivo presente solo nel tardo bizantino1 Ciò potrebbe valere anche nel nostro caso e potrebbe essere, quindi, che χασκως sia una forma verbale successiva e dunque da rintracciare. 

Ricapitoliamo: abbiamo cercato la bestia in Oriente, gli abbiamo dato nome di Caino per cui non rimane che cercare “Qualcuno” che a Bisanzio si chiamasse o fosse chiamato così e lo dobbiamo trovare se il nostro ragionamento non è folle. 

Bene fu Costante II che il popolo ribattezzò Caino dopo l’assassinio del fratello Teodosio. Già questi sono elementi che fanno riflettere, perchè la teoria con cui abbiamo segnato il percorso incrocia il dato storico. Ma c’è dell’altro. 

Un altro elemento chiave del nostro discorso è il 666 come numero, forse anchecome data. Lo troviamo in Costante II? Ha fatto qualcosa di particolare nel 666, anno in cui non a caso era regnante? Si, ha reso il vescovo di Ravenna completamente auto-cefalo, cosa che credo darà materia di riflessione per coloro che conoscono il periodo, io ho solo la possibilità di evidenziare come non a caso era regnante nel 666 d.C. e creò Ravenna totalmente auto-cefala.

Credo sia chiaro che l’ipotesi iniziale è confermata. Infatti avevamo detto che la chiave per identificare la bestia era il luogo da dove saliva: il mare. Poi abbiamo collocato geograficamente e politicamente questo elemento naturale. Sulla base di questa ricostruzione abbiamo in qualche maniera scommesso che lì doveva emergere “Qualcuno” dalle pieghe della storia, e quel Qualcuno è emerso: Costante II che il popolo -non a caso dunque- ribattezzò Caino, come esigeva la nostra interpretazione del 666 o, meglio, χ, ξ, ς . Personalmente non ritengo tutto ciò frutto del caso ed è ancora più improbabile se consideriamo chi cavalca la bestia secondo Ap. 17,3: Babilonia, di cui adesso tratteremo brevemente affidandoci sempre alla lettura ghematrica.

Βαβυλων ghematricamente vale 1285. Essa è la donna seduta sulla bestia e dunque il calcolo o i calcoli non possono prescindere da quelli fatti per essa. La bestia fu Costante II i cui estremi anagrafici sono 630 d.C.-668 d.C. In particolare è importante la sua data di morte, perchè sottraendo ad essa il valore ghematrico di Βαβυλων (1285) otteniamo il 617 a.C. Tale data non cade nel vuoto, perchè come per il falso profeta il conto aveva individuato un cardine della cronologia secolare (vedi qui) , così questo conto individua un cardine altrettanto famoso: quello della Watch Tower, che fa del 617 a.C. uno degli interventi di Nabucodonosor contro Gerusalemme. Tale intervento precede quello ancor famoso del 607 a.C., dettandone i tempi, per cui indirettamente sta alla base di ciò che distingue i TdG: il 607 a.C. Come data d’inizio dell’esilio babilonese che io ho sempre denunciato come assolutamente sbagliato, assolutamente non biblico, nonostante che la WT parli, scriva e diffonda una “fidata cronologia biblica”

Come ho detto sin dall’inizio, io non traggo conclusioni. Metto solo in evidenza come la lettura ghematrica qualifichi la “Cronologia di Dio” come figlia di Antipas, il fedele testimone messo a morte nella dimora di satana. Ciò perchè Αντιπας ghematricamente equivale a 448, il 448 a.C. cardine della “Cronologia di Dio”, in quanto data della fine dell’esilio, in totale, insanabile antitesi con quel 538 a.C. storico che non a caso pure la WT ha assunto (di qui la mancanza di qualsiasi credenziale biblica alla loro cronologia). Dunque la Cronologia di Dio è figlia di Anitpas, mentre le altre sembrano appartenere ad un’altra stirpe: quella del falso profeta e quella di Babilonia.

Concludo dicendo se non sia il caso di rivedere l’esegesi che vorrebbe Apocalisse un’opera squisitamente simbolica e una piece ambientata nella Roma imperiale. Gli elementi per un radicale cambiamento dei criteri di studio a mio parere ci sono tutti. Resta da vedere se di fronte ai nomi e ai cognomi che Apocalisse denuncia, ci sia la volontà.

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1Molto interessante la discussione presente in cristianesimoprimitivo, in cui un partecipante afferma di aver scritto un programma per analizzare i testi dei vangeli e compararli. Apocalisse sembra non solo non far corpo con nessuno degli altri Vangeli, ma addirittura scritta in un’altra epoca. Ciò conferma la lettura ghematrica, perchè se vogliamo dare senso ghematrico a δρακως, dobbiamo presumere che l’autore di Apocalisse conoscesse un vocabolario successivo agli anni in cui l’opera si ritiene scritta.

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