Il falso profeta, la chiave di volta della Bibbia Sistina

Se volessimo inserire questo post negli argomenti sinora trattati da questo blog, verrebbe fuori qualcosa di estremamente lungo. Procederò, quindi, immaginando che i lettori abbiano memorizzato gli argomenti sinora trattati, i quali saranno richiamati, se necessario, dai vari link.

Se c’è una cosa che questo blog ha denunciato è la manomissione del testo biblico. Lo ha fatto dopo aver riportato alla luce un originale cronologico biblico (vedi qui) totalmente incompatibile con quello storico che invece sembra essere stato assunto dall’esegesi per venire a capo dei singoli problemi sollevati dalle Scritture.

Come ho sempre detto questo approccio storico ha creato un vero e proprio shock nelle stesse, di qui la necessità di continue trasfusioni simboliche e teologiche nel circuito cronologico biblico. Dirò di più: abbiamo assistito al taglio d’intere sezioni profetiche necrotizzate (Daniele) perchè ormai non più nutrite dal plasma storico.

Il quadro è allarmante non tanto per le sorti del paziente, quanto per lo scopo con cui tutto è stato compiuto: distruggere scientificamente il Testamento.

Occorre quindi individuare i responsabili o, come a me piace scrivere, individuare la mano che ha comprato e la mano che si è venduta, tenendo sempre fermo con ciò che quella volontà perversa si è adoperata per disarticolare l’AT e il NT.

Questo post si vuole occupare di quest’ultime pagine, in particolare, vuole cioè individuare quella mano che sola poteva avere accesso ai Vangeli. Tratteremo del falso profeta (ψευδοπροφήτης).

Non crediate che la farò lunga: siamo già alla conclusione perchè il valore ghematrico di tale sostantivo è 2181. Tale cifra va semplicemente applicata a l’unico Papa che ebbe l’idea di stravolgere la Vulgata (Maggi parla addirittura di stupro della stessa, ventilando l’ipotesi di un progetto criminale).

Tale Papa fu Sisto V, passato alla storia della Chiesa per aver dato alle stampe un’edizione biblica che appunto porta il suo nome: la Sistina. Sisto salì al soglio il 1585 d.C. Togliamo a questa data i 2181 anni e vediamo dove cadiamo. Cadiamo nel 596 a.C. che è la data assolutamente storica di uno degli interventi di Nabucodonosr contro Gerusalemme e data che detta i tempi per il 586 a.C., anno dal quale parte, sempre storicamente, l’esilio babilonese.

Come ho dimostrato ne La cronologia di Dio alla luce della ghematria quel 586 a.C. è la cifra che otterremo se sommassimo le lettere di οφις che tradotto significa serpente ( per esteso satana). Dunque abbiamo che se all’intervallo assolutamente storico, formato dall’elezione al soglio di un Papa, passato alla storia per avere sciaguratamente manomesso la Vulgata e la data storica di un intervento militare contro Gerusalemme ad opera di Nabucodonosor, applichiamo la cifra ottenuta dal calcolo ghematrico di ψευδοπροφήτης otteniamo la possibilità di congiungere e spiegare tempi che la Bibbia denuncia come satanici o in ogni caso mai armonizzabili con essa, che data l’esilio nel 505 a.C. (vedi qui), dando luogo a un quadro cronologico armonico e coerente dal 70 d.C. a Davide.

Tutto ciò è la ragione per cui da una parte esiste il quadro storico; dall’altra il quadro cronologico biblico. Sono due ricostruzioni diverse: l’una è la cronologia del mondo (οφις: serpente); l’altra è la cronologia di Dio. La prima è frutto del falso profetismo, la seconda delle Scritture. La prima è frutto di Sisto V, la seconda dello Spirito Santo.

L’emergere di questo Sisto, tra l’altro, non è qualcosa di estraneo alle Scritture, perchè ce ne aveva parlato Daniele. Daniele in 7,25, infatti, ci aveva messo in guardia dal piccolo corno che avrebbe cambiato “tempi e Legge (Torah/Bibbia)”. In altre parole è accaduto che Daniele ha denunciato il fatto, mentre Giovanni con οφις e ψευδοπροφήτης lo ha denunciato.

Credo siate coscienti che qui nessuno vuole mettere in discussione un’istituzione (papato) solo si vuole denunciare un uomo (Sisto) che malauguratamente è giunto al soglio, seppur per breve tempo , certamente quello necessario per compiere lo scempio che l’avidità o l’orgoglio o la superbia gli avevano messo in cuore.