Nome in codice, Αντιπας

 “Chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro. (Ap. 22,19)

Così, in fondo, si conclude Apocalisse, ammonendo a non togliere, né modificare nessuna parola del libro. Tutto quanto è lì scritto è necessario ed ha un preciso scopo e significato. In questo senso, allora, che scopo e significato ha quell’Antipas che leggiamo in Ap. 2,13?

Infatti il versetto che include “Antipas, il fedele testimone”  avrebbe avuto senso compiuto anche senza la presenza del nome proprio, per cui se Giovanni lo riporta esso cela un significato ed ha uno scopo. Ma quali?

Solitamente si scrive che Antipas deriva da Antipatro che potrebbe significare “in luogo del padre”. Tale significato, però, non ha senso nel contesto descritto da Giovanni, cioè “la dimora di satana” (Ap. 2,13). Che significherebbe infatti “in luogo del padre nella dimora di satana”?

L’altro significato di Antipas potrebbe essere “uno contro tutti” (anti-pas/pasa/pan) e questo avrebbe un senso, perché se sei il “fedele testimone” nella “dimora di satana” non puoi che avere nemici, avere addirittura tutti contro. Questo, io credo potrebbe avere un senso.

Credo però che sia l’ultima ed al momento disponibile spiegazione la più attendibile. Essa fa capo al calcolo ghematrico del nome proprio Antipas, calcolo la cui somma è 448. Non ritenendo opportuno scrivere tutto su questa data, rimando al link . Per adesso mi affido a una sintesi: quel 448 è il 448 a.C., 69° anno d’esilio da cui parte il conto delle 69 settimane delle 70 profetiche, il conto cioè che ci porta alla crocefissione.

Dunque per il momento siamo in grado di dire che il nome proprio Antipas ha una funzione cronologica. In particolare ci dice che quel 448 a.C. è fedele, è la via da seguire, tant’è che se non viene assunto ci smarriamo in un sottobosco di congetture e calcoli quando affrontiamo la profezia di Daniele. Quel 448 a.C. È, dunque, l’acuto bilico in un coro esclusivamente storico.

Credo che siamo riusciti a dare una spiegazione al fatto che Giovanni abbia ritenuto necessario riportare il nome proprio del fedele testimone. Adesso non rimane che contestualizzare il tutto nel capitolo di Apocalisse e capire che scopo ha.

Per fare ciò dobbiamo rimanere fedeli alla chiave di lettura che ci siamo dati: quella ghematrica. Dunque dobbiamo comprendere cosa si cela dietro il contesto descritto da Giovanni: la dimora di satana. Da questo link sappiamo che satanas, in lettere greche, equivale a 559 e dunque pure quest’altro nome proprio indica una precisa data: il 559 a.C. come primo anno di regno di Ciro. A questo punto importante notare come il confronto sia serrato: da una parte l’acuto cronologico biblico, il 448 a.C.; dall’altra l’assoluto storico: il 559 a.C.

Queste due date non sono conciliabili, l’abbiamo visto: l’una ci dice che il 69° anno dell’esilio cade nel 448 a.C. -dunque la fine dello stesso è del 447 a.C.-; l’altra c’introduce in una cronologia che verte nel 538 a.C. Come anno della fine dell’esilio. Appare chiara l’inconciliabilità, tanto che dobbiamo parlare di cronologia biblica e di cronologia storica, se consideriamo l’esilio babilonese.

Inoltre non si deve assolutamente ignorare che Antipas è definito “il fedele testimone”, satanas… beh è evidente cosa significa se ci atteniamo alla nozione comune. Questo per sottolineare che pure i rispettivi nomi propri sono inconciliabili. Perché allora Giovanni ci presenta il tutto in un unico contesto?

Io credo perché Giovanni era certamente a conoscenza dell’originale cronologico biblico riportato alla luce da La cronologia di Dio (vedi cap. 5) ; come era al corrente che Daniele non solo aveva basato i suoi calcoli su quel 448 a.C. -anno su cui pure Neemia si sincronizza (vedi qui)- ma ci aveva pure espressamente messo in guardia dall’avvento del “piccolo corno” che avrebbe cambiato “tempi (cronologia) e Legge (torah/Bibbia) (Dn. 7,25).

Dunque quell’Atipas ci dice che esiste una cronologia di Dio e una cronologia che a Lui si oppone. Ma non solo: dal momento che Antipas ricorre nella Lettera a Pergamo, sappiamo non solo dove egli è messo a morte, ma pure dove satana ha la sua dimora e questo vuol dire dove quella cronologia satanica ha preso i natali ed è amministrata. E’ in Pergamo che tutto accade e se quel Ciro che getta totalmente fuori asse la cronologia biblica è presente non solo nelle fonti storiche, ma anche nella Bibbia, significa che è in Pergamo che tutta la mistificazione è stata gestita. Non è azzardato affermare ciò: La cronologia di Dio è lì a dirci che un originale cronologico biblico esisteva e se pur sia stato fatto a pezzi è stato tuttavia possibile ricostruirlo.

Non è neppure azzardato sostenere che Antipas sia venuto in possesso di tale originale cronologico biblico; che abbia capito chi, come, dove e perché (forse anche quando) si è compiuto il misfatto ed allora ben si spiegherebbe la taglia sulla sua vita.

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