Un particolare che fa tendenza

Strada facendo mi sono imbattuto su un saggio che, viste le alte credenziali offerte (Ateneo Pontificio Regina Apostolorum), credo possa ben riassumere l’approccio sinora seguito dall’esegesi: una maniacale cura del particolare senza la benché minima idea del generale, nonostante che il saggio in questione tradisca palesemente l’idea di proporre un lavoro dall’importante profilo scientifico.

Non occorre che io faccia una sintesi dell’intero studio, chi volesse leggerlo può farlo aprendo il link in calce. Qui bisogna solo dire che si sono spinti fino alle ISO della fotografia per confermare il 33 d.C. come anno della crocefissione.

Il saggio, dunque, voleva essere accuratamente scientifico e cementare l’ipotesi di fondo: il Venerdì Santo della morte di Gesù cade nel 33 d.C. In questo senso molte e accurate sono le prove addotte, ma la domanda che si pone è sempre la stessa: calcolato il Venerdì 14 Nissan nel 33 d.C., si riesce ad inserire tale data in un mosaico più complesso? Quella tessera maniacalmente ricostruita appartiene a una cronologia più ampia dei 365 giorni che formano l’anno?

No, non ci riesce. Non ci riesce perché deve uccidere un profeta: Daniele. Con quel 33 d.C. nessun conto che faccia riferimento a lui ha un senso, a meno che non datare di nuovo il primo anno di regno di Artaserse con gli enormi problemi che sorgerebbero, perché, se non vogliamo procedere per per singoli anni, creando così un imbarazzante susseguirsi di studi fine a se stessi, cambiando tale data cardine della cronologia biblica è indispensabile rivedere e armonizzare ex novo tutto ciò che ruota attorno all’anno in questione.

Quel 33 d.C. non uccide solo un profeta, ma getta nell’imbarazzo anche un Padre della Chiesa, Teodoreto di Cirro, del quale saremmo costretti a dire, prese in considerazione le sue precise note cronologiche, che si è accinto a scrivere un’opera interamente dedicata a Daniele senza considerare che le sue basi matematiche erano alquanto deboli, perché gli dobbiamo imputare un gravissimo errore di calcolo, poiché egli considera che dal battesimo al XX° di Artaserse passano i 483 anni delle 69 settimane della profezia.


A tutto questo si aggiunge anche l’impossibilità di ritenere fondate le tre Pasque indicate da Giovanni nel suo Vangelo. Infatti l’autore prende per buono -come lui stesso dice a pag. 4- il battesimo di Gesù nel 29 d.C. Dunque calcolando la crocefissione nel 33 d.C. le Pasque sono certamente quattro, forse cinque, togliendo quindi ogni credibilità cronologica a Giovanni.

Come potete capire, l’autore è riuscito solo a dare un senso al singolo anno, ma quello stesso, se volessimo introdurlo in un percorso cronologico ampio e di respiro -almeno quanto basta per poterlo definire biblico- non ci riusciremmo senza mettere a repentaglio la vita di un profeta e la credibilità di un Padre, di un evangelista e di un Vangelo (mi fermo qui per ragioni di brevità)

Insomma, per usare il linguaggio consono a questo blog che ha scelto sin dall’inizio come suo titolo “cammelliemoscerini”, si è scolato maniacalmente il moscerino, ignorando totalmente il cammello servito a tavola, il quale imperturbabile, continua a sorriderci.  

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