Marco, un ruggito si aggira tra le genti

Mi propongo, presuntuosamente, di completare la galleria tetramorfa che vede Matteo l’uomo, Luca il toro e Giovanni l’aquila con il leone Marco. Del simbolo si scrive che sia dovuto al fatto che il suo Vangelo si apre con la predicazione del Battista avvenuta nel deserto, dove vivono i leoni.

Di per sé tale spiegazione sarebbe accettabile se volessimo uscire da un contesto biblico per addentrarci in un habitat occasionalmente condiviso da bestie e da profeti. Noi tuttavia, cerchiamo sempre la prima impronta, quella che ci permetterà di addentrarci in un percorso simbolico che si snoda non tra i cespugli della savana (anche qui abitano i leoni), ma tra le pagine bibliche.

Per prima cosa credo sia bene notare che Marco, il leone, apre il suo Vangelo con il ministero di Gesù in Galilea, la Galilea delle genti, dei pagani. Mai il contesto è stato così importante, perché è proprio il contesto storico, sociale e religioso che guida dentro il simbolo.

Gesù dopo il battesimo inizia la Sua missione. Questo significa che la Sua parola comincia ad essere udita, la parola di Dio cioè si diffonde secondo uno schema profetico rarissimo che accomuna Amos e il Cristo marciano. Infatti come Amos, profeta che nasce nel regno di Giuda, ma predica -cosa rarissima- in Israele di cui la Galilea era parte integrante, lo stesso si può dire di Gesù se consideriamo Matteo che al versetto 2,6 parla di “Betlemme , terra di Giuda” da cui uscirà il Messia e se consideriamo lo stesso Marco che apre il suo Vangelo con la predicazione di Gesù in Galilea, cioè in Israele.

Amos però non è importante solo per la similitudine appena illustrata, ma anche e più per aver paragonato la voce del Signore al ruggito del leone. Infatti leggiamo:

 

«Il Signore ruggisce da Sion e da Gerusalemme fa udire la sua voce»(Am. 1,2)

«Ruggisce il leone: chi non trema? Il Signore ha parlato: chi può non profetare?»(Am. 3,8)

 

Dunque il ruggito è teofania, una teofania che annuncia il giudizio non solo su Israele, ma su tutte le genti (la Galilea). Questo è a mio parere il senso nascosto dal contesto galileano. Tutte le genti sono chiamate a raccolta, la storia umana tutta è chiamata al giudizio. Ovvio che in questa interpretazione si fanno salvi i significati soliti che si riconoscono al simbolo teriomorfo del leone: forza, potenza e regalità. Anzi, essi ne escono rafforzati perché la teofania, il ruggito, parlano di Dio e la Sua autorità

Io credo che in origine questo fosse il significato simbolico di “Marco il leone”, significato poi andato perduto. Infatti a mio parere non è un caso che Venezia abbia come simbolo il Leone di S. Marco. Essa può ben rappresentare con la sua storia quella Galilea delle genti che ha aperto la nostra pista dentro il simbolo. Forse quanto appena detto si conosceva, prima che le cose si complicassero -e di parecchio- con quella che sarebbe inesatto definire una spiegazione, perché è una locuzione, quella che ci dice che nel deserto c’erano, come oggi, i leoni.

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