Matteo, il volto della storia in una cornice genealogica

 

Come la tradizione ci consegna Giovanni nelle sembianze di un’aquila, così la stessa tradizione simboleggia Matteo come uomo. E come in Giovanni abbiamo visto che la stessa tradizione è solo la prima impronta di un percorso simbolico molto più profondo (vedi qui), così accade in Matteo, la cui umanità simbolica è stata fatta discendere dalla genealogia gesuana che apre il suo Vangelo. L’elenco degli ascendenti di Gesù, le Sue radici, hanno dato un preciso significato al simbolo, significato che però -come ho detto- è solo la prima impronta di un percorso che s’inoltra nel senso teologico e sapienziale della storia.

Infatti nel contesto biblico la storia non è un semplice accadere secondo leggi naturali, ma un compiersi del mistero secondo un piano spesso profeticamente rivelato da Colui che è fuori da tempo. Dunque accanto al tempo cosmico si affianca una nozione sapienziale in cui Dio si rivela all’uomo. La storia, allora, non è più soltanto accadimento umano, ma luogo dove si compie la volontà e il progetto di Dio che l’uomo può comprendere alla luce della Sapienza e non della pura e semplice scienza.

Questa brevissima introduzione ci permette di arricchire di significati “l’uomo Matteo”, che sì apre il suo Vangelo con la genealogia di Gesù, ma tale genealogia non è solo la carne da cui Egli discende, quanto il progetto divino a cui risponde la Sua incarnazione. Quella stessa genealogia, tripartita in tre tranche di quattordici generazioni, ci dice che il tempo, la storia umana è misurata, ha un inizio e un compimento nel Dio che si fa uomo, divinizzando la storia umana.

Matteo è raffigurato simbolicamente da un uomo perchè, come abbiamo visto nella Cronologia di Dio, quella tripartizione generazionale non è solo genealogia, ma cronologia. Essa infatti permette di mostrare e comprendere il progetto divino nella storia. Non è assolutamente un caso che 14 generazioni sommino 490 anni e che, fissata sulla scorta dei calcoli mostrati nel link, la data di nascita di Gesù, si giunga all’esilio babilonese e da lì al primo anno di regno di Davide e oltre proprio come sinteticamente illustra Matteo. E non è neppure un caso che così facendo siamo in grado di ricostruire un armonico originale cronologico biblico, anche se i tempi di Dio, la Storia di Dio, il progetto di Dio ben può essere diverso dalla ricostruzione che gli uomini hanno fatta della loro stessa storia sulla base della scienza e non della Sapienza.

E’ quella caratteristica tripartizione generazionale della genealogia gesuana di Matteo che dà luogo al simbolo, ma i significati però non sono nella carnalità delle fattezze umane attribuite all’apostolo dalla tradizione che ha seguito il filo genealogico, quanto la precisa ripartizione di un tempo che non è più solo umano ma pure divino, un tempo che risponde a un progetto. “Matteo l’uomo” ci dice che il Verbo si è fatto carne, che Dio si è fatto uomo e che la Storia ha un senso compiuto, misurabile sia dalla scienza, ma ancor più dalla Sapienza.

 

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