La spina nella carne


Abbiamo detto qualcosa sull’umiltà e la superbia con “La plasticità del peccato” coinvolgendo Eva, Maria e il serpente. Rimarrebbe da trattare un tema molto importante che a mio parere c’introduce di qualche centimetro nella psicologia paolina: la spina nella carne che egli dice aver confitta perché non montasse in superbia per l’altezza delle rivelazione (2Cor 12,7) e per cui ha innalzato ripetute preghiere perché gli venisse tolta.

Credo siano diversi, nel contenuto, i tentativi di venirne a capo, ma ancora mi pare si sia lontani da una spiegazione unanime (i Testimoni di Geova la riducono, ad esempio, a un problema di vista). A mio parere la spiegazione fa capo a quello che la Chiesa da sempre dice, cioè che il Signore accompagna grandi grazie a grandi croci perché si rimanga sempre nell’umiltà. Questo andrebbe bene se ci accontentassimo di una spiegazione di massima senza chiederci in cosa consiste quella croce, pur sapendo a cosa serve, cioè a tenere umili.

La spiegazione del problema che riguarda Paolo, non può che trovarsi nei suoi scritti. In particolare in ciò che lui stesso dice in 1Cor 4,7 cioè “Perché te ne vanti come non lo avessi ricevuto?”. Il più grande evangelizzatore -e questo c’introduce nella sua psicologia- chiede questo perché lo sente come problema, tant’è che lo dice lui stesso che quella croce/spina l’ha ricevuto proprio come pungolo all’umiltà. Credo che si possa dire, allora, che Paolo era soggetto all’esaltazione dovuta alle sue straordinarie rivelazioni. Certo, era ben lungi dall’esaltarsi in pubblico, ma nei suoi pensieri cadeva nella presunzione, forse addirittura nella vanità.

Non è gran cosa di fronte alla sterminata rassegna di contenuti paolini, tuttavia, come ho detto, ci parla di Paolo uomo, della sua psicologia tendente all’esaltazione. Questo però non dice niente sulla natura della spina, tant’è vero -come ho detto- è un problema ancora discusso. Provo a dire la mia, sebbene meno titolato di coloro che mi hanno preceduto.

Paolo era cresciuto ai piedi di Gamaliele, ce lo dice lui stesso, quindi non credo che gli possiamo imputare grandi peccati. Non dobbiamo dimenticare, però, che era stato un feroce persecutore e come tale avrà creato le premesse perché si spargesse il sangue cristiano, sicuramente che s’infliggesse ai cristiani un grande dolore. Paolo aveva certamente commesso ciò e ciò nella sua nuova vita, quella conseguente alla conversione, costituiva un pesante macigno sulla sua coscienza.

Ne’L’imitazione di Cristo” leggiamo che Dio vuole che noi abbiamo sempre presenti i nostri peccati, piucché le nostre presunte virtù. Sono proprio i peccati pregressi che costituiscono il morso alla nostra vanagloria, alla nostra esaltazione. Se a Paolo ebreo ortodosso ben poco potremmo imputare, certamente molto troveremo come persecutore ed è lì, verosimilmente, che Dio ha messo il proprio pungolo all’umiltà, non tanto delle parole, quanto dei pensieri i quali, ogni volta che prendevano il volo, venivano puniti da una spina che sempre più profondamente lo feriva.

Credo che veramente Dio accompagni grandi grazie a grandi croci affinché l’equilibrio tra realtà e rivelazione sia perfetto.    

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