Frizzi, lazzi e graffiti babilonesi

Il periodo storico che questo blog prende in esame è vastissimo: oltre mille anni (70 d.C-989 a.C.). I grandi temi non sono sfuggiti, tuttavia le riflessioni su di essi sono un po’ affidati agli spunti che la giornata offre. Sono argomenti che sarebbe sbagliato definire secondari, perché spesso ampliano o completano questioni fondamentali.

Uno di questi argomenti lo affronteremo adesso, in questo post e tratta dello strano silenzio biblico tra l’editto di Ciro (538 a.C.) e quello di Artaserse (445 a.C. se accettiamo la datazione degli storici). Come ho appena accennato è uno stranissimo silenzio, perché niente dice sui motivi della completa e secolare inattività degli ebrei circa la ricostruzione delle mura.

Infatti gli storici affermano che esse furono ricostruite nel 445 a.C. in soli 52 giorni. Accettando anche quello che a rigor di logica appare un vero e proprio miracolo (ricostruire un’intera cinta muraria in 52 giorni con i nemici che incalzano e costringono la metà degli uomini disponibile alla difesa  armata (Neemia 4,16) della popolazione cosa altro è se non un miracolo?), accettando cioè i 52 giorni indicati, bisogna certamente dar ragione di cosa abbiano fatto coloro che erano rientrati grazie a Ciro in Gerusalemme dal 538 a.C. al 445 a.C. Possibile che dopo la ricostruzione e dedicazione del secondo tempio (515 a.C.) abbiano deciso di vivere tra le rovine? In attesa di cosa e perché? Perché per un secolo, cioè dal 538 a.C. al 445 a.C. non si è mossa pietra? Capite da soli che qualcosa non quadra e se ha questo sommiamo la favola dei 52 giorni letterali indicati dall’esegesi e dagli storici come sufficienti al recupero delle mura risalta la totale distonia cronologica in cui siamo costretti a muoverci.

La cronologia di Dio è ben lungi da questi risultati. Essa marca una decisa armonia, sebbene biblica. Non solo riesce con il suo 447 a.C. (editto di Artaserse e rientro dall’esilio) a dare ragione delle mura che non furono ricostruite in 52 giorni ma in 52 anni, come è ovvio se di mezzo ci si mettono i nemici e costringono a una difesa armata dei civili. Ma non solo, essa al contempo riesce a calcolare la dedicazione del secondo tempio nel pieno rispetto di Gv. 2,20-21 che indica 46 anni per la sua ricostruzione (vedi qui), calcolo che storici ed esegeti non riescono proprio a rispettare e infatti non rispettano, perché se l’editto è del 538 a.C. e togliamo i 46 anni otteniamo il 492 a.C. che è ben lungi dal sesto di Dario primo (522 a.C.-486a.C.) che richiederebbe Esd. 6,15. Se a questo aggiungiamo che neppure si considera l’editto di Artaserse che blocca i lavori al tempio ( Esd. 4,23) ci rendiamo perfettamente conto che tutto quanto è fatto in barba a qualsiasi indicazione biblilca, in ossequio a una storicità che di fronte alla richiesta di spiegare l’assordante silenzio biblico tra il 538 a.C. e il 445 a.C. non potrebbe mai dare ragioni valide per spiegare cosa abbiano fatto i rimpatriati per cento anni tra le macerie, se non divertirsi a scrivere sulle mura in rovina “Scemo chi legge”. 

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