Giovanni, quando un simbolo svela il futuro

Come molti sanno Giovanni l’apostolo è raffigurato come un’aquila. Solitamente il paradigma interpretativo ci offre spiegazioni che vanno dalla sua profonda teologia alla caratteristica dell’aquila che troviamo in natura: la sua capacità di fissare il sole. Queste interpretazioni vanno bene se non vogliamo dare al simbolo contenuti più concreti, tangibili e ci accontentiamo della semplice raffigurazione esteriore che ci promette di solleticare ora le corde della poesia, ora quelle della fantasia.

Ci potremmo accontentare, ma in questo caso sarebbe riduttivo perché quel sole che Giovanni fissa non è solo il simbolo di realtà divine percepibili nella profondità del messaggio, ma illumina anche la Storia, riconoscendo all’aquila simbolica l’attributo principe di quella naturale: l’acutezza dello sguardo. Tutto ciò allora assume un ben diverso significato e quel sole non è solo un simbolo preso a prestito dagli elementi naturali, ma è il sole dell’avvenire che Giovanni è in grado di leggere e descrivere.

Infatti in Ap. 12,9 leggiamo in greco ofis, satanas, drakos e diabolos. Tutte parole che se ridotte ghematricamente conducono, come ho dimostrato ne La cronologia di Dio alla luce della ghematria, a precise date della storia storia secolare. Tutte quante -lo potete verificare aprendo il link- erano di là da venire per Giovanni. Alcune addirittura successive di quasi due millenni. L’ipotesi che tre sostantivi e un nome proprio (drakos, diabolos, ofis e satanas) possano non solo avere uno stesso significato, ma essere l’uno di seguito all’altro, in unico versetto e cadere in un unico ristretto insieme cronologico (1-2 Re) è altamente improbabile, siamo allora costretti a vedere l’opera dello Spirito Santo in Ap. 12,9. Uno Spirito che ha permesso all’evangelista dapprima di scorgere quanto sarebbe accaduto e denunciarlo, poi essere paragonato a un’aquila in virtù di quello stesso sguardo..

Giovanni, in particolare, ha svolto veramente il ruolo di aquila perché quell’ofis (serpente) è stato da lui prima scovato nel sottobosco storico e scientifico e poi artigliato. Giovanni ci ha detto che quel 586 a.C., quel 559 a.C. e quel 931 a.C. che otteniamo dalla lettura ghematrica di ofis, satanas e drakos (meno diretto è diabolos) sono il maligno nella Storia, il quale sfugge a una visione dal basso (scientifica), ma niente può, come in natura, contro colui che lo ha seguito, silenzioso, dall’alto (visione spirituale) fino all’insinuarsi nei prati delle Scritture.

Dietro al simbolo, alla raffigurazione esteriore, c’è sì l’altissima teologia, c’è sì colui che può fissare senza danno il sole della Carità, ma c’è anche colui che è capace di seguire i raggi del sole dell’avvenire e di fare del male la sua preda naturale. 

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