Anche Cristo ha alzato la voce

La pagina evangelica che ci narra le tentazioni di Gesù nei Vangeli credo si possa annoverare tra le più commentate. Persino Dostoeskij ne ha parlato ne “Il Grande inquisitore” dei Karamazov. Non voglio, quindi, per incompetenza, affrontarne i grandi temi, solo soffermarmi sull’unico punto esclamativo che quella pagina contiene.

Esso chiude l’esclamazione di Gesù nei riguardi di satana. Quel “Vattene satana!” di Matteo 4,10 conclude le tentazioni e le conclude con un’esclamazione. Gesù fino ad allora ha accettato il ruolo di satana perchè -lo deduciamo dalla natura delle prime due tentazioni- egli non è uscito allo scoperto, ma ha affrontato Gesù chiedendo segni (“Se sei Figlio di Dio…”); nell’ultima tentazione, invece, chiede a Gesù l’adorazione in cambio del mondo tutto. Dunque, chiedendo apertamente di essere adorato, scopre le carte.

In questo contesto matteano, quel punto esclamativo non è solo un segno di interpunzione, perchè se prima era stato chiesto a Gesù di dare segni della Sua divinità, il punto esclamativo che chiude il “Vattene satana!” è proprio il segno chiesto, ciò che racchiude e dimostra la divinità. Dunque, sebbene sia solo un’interpunzione, racchiude un profondo insegnamento: ci sono nei momenti che come cristiani dobbiamo alzare la voce, dobbiamo esclamare “Vattene satana!”.

Infatti se fino a un certo punto è nostro dovere tollerare il maligno, ci sono momenti in cui la nostra risposta deve essere quasi urlata. E’ quando non è più errore, ma volontà di male; non è più errare, ma perseverare; non è più umano, ma diabolico, palesemente diabolico, diabolico oltre ogni ragionevole dubbio (“Se mi adorerai). Non è detto che ciò accada attraverso la viva voce del diavolo, può accadere anche perchè il diavolo, coscientemente o incoscientemente, è riuscito a fare delle persone i suoi strumenti (la corrente infida della calunnia, ad esempio, cattura sempre gli ignari e gli sprovveduti).

Quando è evidente oltre ogni ragionevole dubbio che dietro a ciò che accade c’è una volontà maligna -magari persecutoria- è nostro dovere dire:” Adesso basta!”. E’ rischioso tergiversare, immaginare ciò che la realtà nega. Il mondo ci conosce come pecoroni taciturni ed ha ragione se neppure l’evidenza del maligno ci smuove. La nostra storia ha versato, in infiniti modi, rivoli di sangue. Qualcuno potrebbe dire che in ciò sta l’orgoglio cristiano, ma in realtà lì riposa la dignità cristiana, che non viene chiesto di rivendicare in maniera eclatante, ma con punto escalmativo: “Adesso basta, vattene satana!” perché se in certi momenti non sia alza la voce, si corre il rischio di uccidere lo Spirito.    

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