Il rasoio di Occam in barba ai Re, a Giovanni e a Ciro

Solitamente mi affido ai criteri dettati dall’onestà dello scopo, dell’imparzialità del giudizio e a quello strano senso comune che è chiamato buon senso nelle mie ricerche. Non crediate che siano criteri inaffidabili per il solo fatto che nessuno di essi rientra nel paradigma scientifico, perché ho avuto modo di sperimentare cosa talvolta si spaccia per scientifico, sia nel caso delle conclusioni, sia in quello più sfuggente delle intenzioni.

Stavolta invece voglio mettere alla prova parte del mio lavoro secondo un criterio scientifico: il rasoio di Occam, secondo il quale è sempre preferibile la soluzione più semplice di fronte a un problema. Questo significa che Occam ci consiglia di non complicarci inutilmente la vita: se con la semplicità si ottiene lo scopo desiderato, inutile cercare soluzioni più difficili.

Gli aspetti del mio studio che voglio affrontare non li ho scelti arbitrariamente, ma sono stati indicati da alcuni critici del mio lavoro e la critica era proprio basata su Occam, cioè mi si accusava nel primo caso di non rispettare quella regola; nel secondo e nel terzo mi si spingeva a infrangerla. Vediamo come, passiamo al primo caso

In un forum avevo aperta la discussione su D. 7,25, passo biblico in cui il profeta denuncia la falsificazione di “tempi e legge”. L’argomento è poi scivolato in una breve parentesi: i Re e i loro sincronismi. Il mio interlocutore sosteneva che Occam richiede necessariamente le co-reggenze. Intendeva dire che le co-reggenze, nell’economia dei libri citati, sono la soluzione più semplice. Io invece sostenevo che il semplice rifare i calcoli, il semplice ricontrollare le cifre era la soluzione più semplice ed efficacie. Analizziamo da vicino le due soluzioni.

Nel delle co-reggenze, è necessario immaginare che i vari regni s’intersechino tra loro. Di qui la necessità di calcolare il quando, il quanto e il come. Che sia un’operazione difficile e che porti a soluzioni soggettive è provato dal fatto che ogni studioso ha partorito le sue co-reggenze, tanto che Albright, Thiele e Galil (i tre massimi esperti della cronologia dei Re) hanno ognuno escogitato un proprio castello di co-reggenze che smentisce quello degli altri. Ad essi si aggiungono tutti gli altri tentativi meno famosi, anch’essi ben lungi dall’essere in accordo. Dunque mi pare evidente che non solo i calcoli siano di per sé difficili, ma che la soluzione che prevede co-reggenze dipende da studioso a studioso e conduce in un labirinto da cui nessuno è uscito dall’ingresso principale: una soluzione certa.

Il mio approccio al problema invece è stato radicalmente diverso. Io ho ragionato come un negoziante che di fronte al numero dei pezzi venduti e incasso totale, qualora i conti non tornino, ricontrolla tutto. Di fronte alle asincronie che si generano tra scaletta basata sull’anno di accessione e calcoli sulla durata dei regni di Giuda e Israele ho pensato che prima di tutto fosse necessario capire se ci fossero errori nell’una o nell’altra parte. E’ così che ho potuto constatare che la prima scaletta è esatta, mentre la seconda è piena zeppa di errori. La prova di quanto dico, cioè che alla base di tutto c’è un semplice errore di calcolo (meglio sarebbe dire un’evidente manomissione del testo, dal momento che gli errori sono solo nei conti del dtr. (deuteronomista), mentre se tutto fosse dipeso dai copisti essi sarebbero stati diffusi nel testo).

Potete esserne certi: nessuno sinora si era accorto di quegli errori, verosimilmente perché la Bibbia gode di una fama o pregiudizio ben meritati, cioè la sua perfetta trasmissione da parte dei copisti. Ecco perché nessun studioso ha avuta l’idea di ricontrollare, questo li ha tratti in inganno.

Torniamo adesso a Occam e chiediamoci, dopo aver illustrato i due metodi, quale sia il più semplice (vorrei dire a parità di soluzioni, ma ciò è impossibile dal momento che coloro che si affidano alle co-reggenze non sono giunti ad una soluzione univoca e concordante). Che io abbia data una soluzione è evidente: i sincronismi che gli studiosi dicevano mancanti ci sono tutti se ci affidiamo alla scaletta basata sull’anno di accessione, se cioè rifacciamo semplicemente i conti a tavolino. Certo, anche seguendo il criterio delle co-reggenze ci sono, però avete l’idea di cosa comporti calcolarle? Avete l’idea di cosa significa immaginare l’intersecarsi nel tempo e nello spazio di due regni? Avete l’idea di cosa significhi giustificare ogni volta gli anni comuni di regno? Che tutto ciò sia così difficile da farci cadere con estrema facilita nell’arbitrario è provato -come ho scritto- dal fatto che ogni studioso ha creato il suo intarsio.

A mio parere è chiaro, dunque, che la soluzione più semplice da preferire, quella cioè che rispetta Occam, è ricontrollare i conti, come ogni buon negoziante o ragioniere. Fatto ciò, se vediamo che i casi critici scompaiono, significa che l’approccio non solo è efficacie, ma scientificamente corretto, rispettando un criterio universalmente riconosciuto: Occam.

Il secondo caso emerso dai vari forum che frequento fa riferimento ad Ap. 12,9 e i tre sostantivi e il nome proprio che tale versetto contiene: ofis, satanas, drakos e diabolos. Come alcuni di voi sapranno, essi conducono a 5 date cardine del Vicino Oriente qualora li calcoliamo ghematricamente. Tali date sono il 586 a.C., il 559 a.C., il 931 a.C. E il 731 a.C. (quest’ultima richiede un calcolo a parte che potete controllare qui).

Il mio interlocutore sosteneva che il valore che io davo a stigma -lettera ricorrente in tutti e quattro i casi citati- è, per una serie di motivi, opinabile. Questa obbiezione, io credo, sarebbe fondata se io avessi interpretato lo stigma secondo un’eccezione, ma la nozione più comune e diffusa ci dice che stigma ha un valore di 6. Del resto Apocalisse stessa ci guida nel dargli un valore. Infatti nelle tre lettere che compongono il marchio della bestia lo stigma finale vale 6 (da sempre, infatti, si è interpreto 600+60+6).

Inoltre io in tutti e quattro i termini che compaiono in Ap. 12,9 ho sempre dato lo stesso valore, cioè 6 e ciò non mi ha creato nessun imbarazzo, non ho mai dovuto giustificare alcunché dal momento che con estrema facilità si possono calcolare ghematricamente quelle date di cui vi dicevo.

Come potete ben vedere e comprendere io ho scelto la lezione più semplice, la nozione più conosciuta e diffusa di stigma. Ben diverso sarebbe stato se io mi fossi appellato a qualche rara eccezione per ottenere ciò che ho ottenuto. In quel caso avrei io dovuto giustificare il ricorso all’eccezione, cosa che invece dovrebbero fare coloro che appunto ad essa si appellano per criticare la scelta che io ho fatta.

Il terzo caso, anche questo discusso nei vari forum, riguarda Ciro e il suo cilindro dal quale gli Ebrei sono esclusi, non fanno parte quindi dell’elenco dei popoli liberati appunto da Ciro. La mia cronologia di Dio, come alcuni di voi sapranno, esclude quel re dalle vicende legate all’esilio. E’ tutto l’impianto cronologico che lo esclude. Vediamo allora se la mia interpretazione dei fatti regge alla luce di Occam. Riassumiamo per sommi capi il problema.

Io credo sia lecito sostenere che l’originale cronologico biblico collochi l’esilio nel 517 a.C. e la sua fine nel 447 a.C. Ciò, è evidente, taglia fuori Ciro, il quale iniziò a regnare nel 559 a.C. e proclamò l’editto di liberazione dei popoli soggetti a Babilonia nel 538 a.C. Queste date rendono impossibile qualsiasi suo coinvolgimento con l’esilio babilonese degli Ebrei, è evidente. Più volte mi si è rinfacciato di non possedere prove storiche (per quelle astronomiche il discorso è lungo). Bene, vediamo se non le ho veramente.

Coloro che asserisco che fu Ciro a liberare gli Ebrei non sanno dare una risposta univoca -e neppure credibile secondo me- al silenzio del cilindro riguardo gli Ebrei. Spesso riconducono tutto alla responsabilità dei sacerdoti babilonesi, altre volte si appellano al fatto che l’assenza degli Ebrei dal cilindro non prova che a fianco ad esso potesse essercene uno ancora più grande e a loro interamente dedicato. Come vedete il panorama delle ragioni presentate vorrebbe che assumessimo l’ipotetico per il reale, vorrebbe cioè che il fatto (l’assenza degli Ebrei) passasse in secondo, terzo ordine rispetto alle supposizioni.

In mancanza di alternative logiche e cronologiche sarebbe giusto tentare di dare una spiegazione all’esclusione degli Ebrei, ma esiste un’alternativa che spiega semplicemente perché gli ebrei non risultino nell’elenco di cui stiamo parlando. Tale alternativa è l’originale cronologico biblico, il quale non si preoccupa soltanto della vicenda in questione, ma apre un orizzonte cronologico coerente e lineare in cui Ciro è solo coinvolto. Voglio dire che la soluzione che la cronologia di Dio offre non è limitata al caso in questione e neppure è stata pensata ad hoc per risolverlo, ma semplicemente lo inserisce in un contesto cronologico armonico capace di risolvere anche e non solo il mutismo del Cilindro. La cronologia di Dio, insomma, è preesistente il problema del cilindro di Ciro e nata per ben altri e più importanti scopi, tra cui quello di verificare la possibile esistenza di un originale cronologico biblico.

Tale originale cronologico ci dice, tra le altre cose, che Ciro non ebbe nessun ruolo nell’esilio babilonese e dunque armonizza il dato storico (il cilindro) che esclude gli Ebrei. Questo significa che da una parte abbiamo una cronologia lineare e coerente, che parte dal 70 d.C. e giunge sino ad Abramo, che esclude Ciro, dall’altra abbiamo Ciro che esclude gli Ebrei.

In qualsiasi altro contesto scientifico si direbbe che i dati s’incrociano alla perfezione e non richiedono di supporre, dedurre e immaginare scenario diversi. La mia soluzione all’enigma del cilindro non chiede di assumere l’ipotetico per il reale, ma constata semplicemente come il dato storico confermi quella cronologico con la massima semplicità e dunque nel rispetto di Occam

Alla luce di tutto questo, alla luce dei casi citati credo di poter affermare che ho agito nel pieno rispetto di Occam, un criterio scientifico universalmente accettato che mi vede pienamente concorde, essendo un estimatore della semplicità, della chiarezza e del buon senso.  

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