La ricostruzione delle mura di Gerusalemme: il fondamento biblico

Quello che vorrei sottoporre all’attenzione, dopo alcune brevi osservazioni preliminari, è un aspetto che ancora non ho trattato a dovere: la ricostruzione delle mura di Gerusalemme dopo l’esilio.

Come sapete, il mio lavoro non ha mai avuta l’intenzione di essere storico. Lo penso io che abbia un valore storico, ma non posso pretendere che lo pensino anche gli altri. Il mio lavoro -sono certo- ha solo riportato alla luce l’originale cronologico biblico. La coerenza della cronologia di Dio dimostra, infatti, che nelle pieghe della Bibbia è possibile rintracciare un sistema cronologico lineare e coerente che può essere una valida alternativa a quello storico. La Bibbia ha i suoi tempi che non necessariamente coincidono con quelli degli storici.

A quell’originale biblico adesso aggiungiamo un pezzo importante, un pezzo che né gli storici, né gli esegeti non sono riusciti a collocare con esattezza perché non in possesso della chiave cronologica necessaria: la ricostruzione delle mura di Gerusalemme ad opera di Neemia. Per prima cosa affronteremo la soluzione data dagli storici, usando i loro tempi; poi affronteremo la mia, usando i tempi biblici suggeriti dalla cronologia di Dio.

Partiamo calcolando il XX° di Artaserse, anno in cui Neemia parte con lo scopo di riedificare le mura (Ne 2,1). La datazione classica del primo anno di regno di quel re è il 465 a.C. E dunque il suo XX° anno cade nel 445 a.C. Dal momento che non è ipotizzabile che le mura siano ricostruite in soli 52 giorni (Ne 6,15) è gioco forza immaginare che dobbiamo applicare la regola biblica di un anno per un giorno; le mura quindi furono realisticamente ricostruite in 52 anni, ipotesi accettabile dato che Neemia stesso ci dice in 4,16 che furono obbligati a far lavorare alle mura solo la metà dei giovani (uomini abili alle armi e al lavoro), mentre l’altra metà era impegnata nella difesa dai nemici della Città.

Siamo di fronte, quindi, a un conto ben preciso: 445-52=393 questo risultato significa che la ricostruzione delle mura giunse a termine nel 393 a.C. Certamente si può impugnare il calcolo, ma non si può negare che l’inizio della loro riedificazione fu il 445 a.C, il XX° di Artaserse. Da qui sorge il problema: se l’editto di Ciro è del 538 a.C. e se la dedicazione del secondo tempio è del 515 a.C. come spiegano gli storici e gli esegeti il vuoto cronologico che si crea tra il 515 a,C o, meglio ancora, il 538 a.C e il 445 a.C.? Come spiegano gli storici che tra l’editto di Ciro e l’inizio dei lavori alle mura passano la bellezza di 538-445=93 anni. Come spiegano che tra la dedicazione del tempio e l’opera relativa alle mura passano invece 70 anni? E tutto questo se prendiamo alla lettera Neemia 6,15 e ipotizziamo 52 giorni per la ricostruzione della cinta muraria, cosa poco credibile perché, come ho detto, gli Ebrei incontrarono grosse difficoltà nei lavori, mentre se assumiamo 52 anni il discorso diviene totalmente inaccettabile se inserito sia nella cronologia del rientro dall’esilio, sia della cronologia della ricostruzione del secondo tempio. Dunque anche prendendo alla lettera quei 52 giorni i conti non tornano e dovremmo dar ragione di una tempistica poco credibile e contraddittoria.

Tutto ciò accade perché costretti a calcolare sulla falsa -in tutti i sensi- riga di Ciro e del suo editto che obbliga a una tempistica completamente asincrona con quella biblica. Non rimane che vedere se sia possibile un’alternativa, se sia possibile, anche in questo caso, rintracciare un originale biblico che faccia quadrare i conti rendendoli lineari, coerenti e armonici. Ciò è possibile, ma dobbiamo, ancora una volta, escludere Ciro e assumere in toto le date che suggerisce la cronologia di Dio circa la fine dell’esilio (447 a.C) e la dedicazione del secondo tempio (418 a.C.), nonché il 471 a.C. come primo anno di regno di Artaserse. Così facendo vedremo che quei 52 giorni di cui ci scrive Neemia per la ricostruzione delle mura sono realmente 52 anni, applicando all’originale biblico che andiamo descrivendo, le sue leggi cronologiche, nel particolare 1 anno per 1 giorno. Infatti, se applichiamo lo stesso identico ragionamento seguito nel criticare la traccia storica descrivente la tempistica dell’argomento in questione, possiamo facilmente concludere come segue.

La cronologia di Dio colloca il primo anno di regno di Artaserse nel 471 a.C., per cui il suo XX° anno cade nel 451 a.C. Contando 52 giorni per 52 anni, otteniamo che le mura furono ricostruite entro il 399 a.C. (451-52=399). Questa data non crea nessun orrido cronologico, perché la cronologia di Dio colloca la dedicazione del secondo tempio nel 418 a.C., mentre la fine dell’esilio nel 447. Nel primo caso dobbiamo dar ragione di uno scarto più che comprensibile tra tempio e mura: 19 anni a fronte dei 70 che la traccia cronologica degli storici indicavano; nel secondo caso abbiamo uno scarto di 52 anni (a fronte dei 93 degli storici) di cui abbiamo ben spiegato le ragione anche alla luce di Neemia stesso che denuncia difficoltà nei lavori. Come vedete il divario si riduce drasticamente e tutto si armonizza: si armonizzano sia i conti specifici (la tempistica della ricostruzione) e si armonizza anche l’episodio biblico in sé con il quadro cronologico generale che parte dal 70 d.C., cioè si armonizza con l’intero impianto della cronologia di Dio.

Già questo sarebbe sufficiente, ma possiamo aggiungere altro per provare la bontà di quanto abbiamo scritto. Possiamo aggiungere i calcoli previsti dalla profezia delle Settanta settimane di Daniele. Lì infatti leggiamo che le mura furono ricostruite nel periodo delle 62 settimane (Dn 9,25) in ogni caso dopo le prime sette settimane di anni (49 anni). Premetto che quanto segue necessiterebbe la soluzione di eventuali problemi di traduzione del versetto in questione -meglio, di testo originale- ma seguitemi lo stesso. Sappiamo dalla profezia che dal momento in cui uscì la parola per la riedificazione di Gerusalemme passano sette settimane (49 anni); poi le mura saranno riedificate. La parola uscì nel 447 a.C. se seguiamo la cronologia di Dio. Dunque 447-49=398. Secondo questo calcolo le mura furono riedificate nel 398 a.C., in pratica qualche mese dopo l’anno che il calcolo dei 52 giorni indicava: il 399 a.C. Come potete vedere non abbiamo più soltanto un calcolo “secco”, una tempistica biblica che colloca la riedificazione delle mura nel 399/8 a.C., ma anche una profezia, la quale si armonizza con l’intero quadro cronologico perché non ci ha obbligati a nient’altro che avanzare qualche dubbio sulla traduzione di Dn. 9,25, dubbio, per altro, non così grave da inficiare il nostro ragionamento.

Concludo dicendo quanto scritto in apertura: nessuno pretende che tutto ciò sia giudicato storico: siamo di fronte verosimilmente all’originale cronologico biblico al quale, però, non può essere negato l’interesse scientifico. Infatti chi si sognerebbe, di fronte al ritrovamento di una domus sotto cumuli di detriti, di dire:”Lasciala lì dov’è, non è più abitabile (non è scientifico, non è storico)!” Nessuno sarebbe così sciocco, nessuno sarebbe così antiscientifico. Per cui neppure nel caso specifico trattato, né in quello generale (la cronologia di Dio) lo si dovrebbe fare, mentre mi pare lo si faccia.

3 pensieri su “La ricostruzione delle mura di Gerusalemme: il fondamento biblico

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