Il rasoio di Occam in barba ai Re, a Giovanni e a Ciro

Solitamente mi affido ai criteri dettati dall’onestà dello scopo, dell’imparzialità del giudizio e a quello strano senso comune che è chiamato buon senso nelle mie ricerche. Non crediate che siano criteri inaffidabili per il solo fatto che nessuno di essi rientra nel paradigma scientifico, perché ho avuto modo di sperimentare cosa talvolta si spaccia per scientifico, sia nel caso delle conclusioni, sia in quello più sfuggente delle intenzioni.

Stavolta invece voglio mettere alla prova parte del mio lavoro secondo un criterio scientifico: il rasoio di Occam, secondo il quale è sempre preferibile la soluzione più semplice di fronte a un problema. Questo significa che Occam ci consiglia di non complicarci inutilmente la vita: se con la semplicità si ottiene lo scopo desiderato, inutile cercare soluzioni più difficili.

Gli aspetti del mio studio che voglio affrontare non li ho scelti arbitrariamente, ma sono stati indicati da alcuni critici del mio lavoro e la critica era proprio basata su Occam, cioè mi si accusava nel primo caso di non rispettare quella regola; nel secondo e nel terzo mi si spingeva a infrangerla. Vediamo come, passiamo al primo caso

In un forum avevo aperta la discussione su D. 7,25, passo biblico in cui il profeta denuncia la falsificazione di “tempi e legge”. L’argomento è poi scivolato in una breve parentesi: i Re e i loro sincronismi. Il mio interlocutore sosteneva che Occam richiede necessariamente le co-reggenze. Intendeva dire che le co-reggenze, nell’economia dei libri citati, sono la soluzione più semplice. Io invece sostenevo che il semplice rifare i calcoli, il semplice ricontrollare le cifre era la soluzione più semplice ed efficacie. Analizziamo da vicino le due soluzioni.

Nel delle co-reggenze, è necessario immaginare che i vari regni s’intersechino tra loro. Di qui la necessità di calcolare il quando, il quanto e il come. Che sia un’operazione difficile e che porti a soluzioni soggettive è provato dal fatto che ogni studioso ha partorito le sue co-reggenze, tanto che Albright, Thiele e Galil (i tre massimi esperti della cronologia dei Re) hanno ognuno escogitato un proprio castello di co-reggenze che smentisce quello degli altri. Ad essi si aggiungono tutti gli altri tentativi meno famosi, anch’essi ben lungi dall’essere in accordo. Dunque mi pare evidente che non solo i calcoli siano di per sé difficili, ma che la soluzione che prevede co-reggenze dipende da studioso a studioso e conduce in un labirinto da cui nessuno è uscito dall’ingresso principale: una soluzione certa.

Il mio approccio al problema invece è stato radicalmente diverso. Io ho ragionato come un negoziante che di fronte al numero dei pezzi venduti e incasso totale, qualora i conti non tornino, ricontrolla tutto. Di fronte alle asincronie che si generano tra scaletta basata sull’anno di accessione e calcoli sulla durata dei regni di Giuda e Israele ho pensato che prima di tutto fosse necessario capire se ci fossero errori nell’una o nell’altra parte. E’ così che ho potuto constatare che la prima scaletta è esatta, mentre la seconda è piena zeppa di errori. La prova di quanto dico, cioè che alla base di tutto c’è un semplice errore di calcolo (meglio sarebbe dire un’evidente manomissione del testo, dal momento che gli errori sono solo nei conti del dtr. (deuteronomista), mentre se tutto fosse dipeso dai copisti essi sarebbero stati diffusi nel testo).

Potete esserne certi: nessuno sinora si era accorto di quegli errori, verosimilmente perché la Bibbia gode di una fama o pregiudizio ben meritati, cioè la sua perfetta trasmissione da parte dei copisti. Ecco perché nessun studioso ha avuta l’idea di ricontrollare, questo li ha tratti in inganno.

Torniamo adesso a Occam e chiediamoci, dopo aver illustrato i due metodi, quale sia il più semplice (vorrei dire a parità di soluzioni, ma ciò è impossibile dal momento che coloro che si affidano alle co-reggenze non sono giunti ad una soluzione univoca e concordante). Che io abbia data una soluzione è evidente: i sincronismi che gli studiosi dicevano mancanti ci sono tutti se ci affidiamo alla scaletta basata sull’anno di accessione, se cioè rifacciamo semplicemente i conti a tavolino. Certo, anche seguendo il criterio delle co-reggenze ci sono, però avete l’idea di cosa comporti calcolarle? Avete l’idea di cosa significa immaginare l’intersecarsi nel tempo e nello spazio di due regni? Avete l’idea di cosa significhi giustificare ogni volta gli anni comuni di regno? Che tutto ciò sia così difficile da farci cadere con estrema facilita nell’arbitrario è provato -come ho scritto- dal fatto che ogni studioso ha creato il suo intarsio.

A mio parere è chiaro, dunque, che la soluzione più semplice da preferire, quella cioè che rispetta Occam, è ricontrollare i conti, come ogni buon negoziante o ragioniere. Fatto ciò, se vediamo che i casi critici scompaiono, significa che l’approccio non solo è efficacie, ma scientificamente corretto, rispettando un criterio universalmente riconosciuto: Occam.

Il secondo caso emerso dai vari forum che frequento fa riferimento ad Ap. 12,9 e i tre sostantivi e il nome proprio che tale versetto contiene: ofis, satanas, drakos e diabolos. Come alcuni di voi sapranno, essi conducono a 5 date cardine del Vicino Oriente qualora li calcoliamo ghematricamente. Tali date sono il 586 a.C., il 559 a.C., il 931 a.C. E il 731 a.C. (quest’ultima richiede un calcolo a parte che potete controllare qui).

Il mio interlocutore sosteneva che il valore che io davo a stigma -lettera ricorrente in tutti e quattro i casi citati- è, per una serie di motivi, opinabile. Questa obbiezione, io credo, sarebbe fondata se io avessi interpretato lo stigma secondo un’eccezione, ma la nozione più comune e diffusa ci dice che stigma ha un valore di 6. Del resto Apocalisse stessa ci guida nel dargli un valore. Infatti nelle tre lettere che compongono il marchio della bestia lo stigma finale vale 6 (da sempre, infatti, si è interpreto 600+60+6).

Inoltre io in tutti e quattro i termini che compaiono in Ap. 12,9 ho sempre dato lo stesso valore, cioè 6 e ciò non mi ha creato nessun imbarazzo, non ho mai dovuto giustificare alcunché dal momento che con estrema facilità si possono calcolare ghematricamente quelle date di cui vi dicevo.

Come potete ben vedere e comprendere io ho scelto la lezione più semplice, la nozione più conosciuta e diffusa di stigma. Ben diverso sarebbe stato se io mi fossi appellato a qualche rara eccezione per ottenere ciò che ho ottenuto. In quel caso avrei io dovuto giustificare il ricorso all’eccezione, cosa che invece dovrebbero fare coloro che appunto ad essa si appellano per criticare la scelta che io ho fatta.

Il terzo caso, anche questo discusso nei vari forum, riguarda Ciro e il suo cilindro dal quale gli Ebrei sono esclusi, non fanno parte quindi dell’elenco dei popoli liberati appunto da Ciro. La mia cronologia di Dio, come alcuni di voi sapranno, esclude quel re dalle vicende legate all’esilio. E’ tutto l’impianto cronologico che lo esclude. Vediamo allora se la mia interpretazione dei fatti regge alla luce di Occam. Riassumiamo per sommi capi il problema.

Io credo sia lecito sostenere che l’originale cronologico biblico collochi l’esilio nel 517 a.C. e la sua fine nel 447 a.C. Ciò, è evidente, taglia fuori Ciro, il quale iniziò a regnare nel 559 a.C. e proclamò l’editto di liberazione dei popoli soggetti a Babilonia nel 538 a.C. Queste date rendono impossibile qualsiasi suo coinvolgimento con l’esilio babilonese degli Ebrei, è evidente. Più volte mi si è rinfacciato di non possedere prove storiche (per quelle astronomiche il discorso è lungo). Bene, vediamo se non le ho veramente.

Coloro che asserisco che fu Ciro a liberare gli Ebrei non sanno dare una risposta univoca -e neppure credibile secondo me- al silenzio del cilindro riguardo gli Ebrei. Spesso riconducono tutto alla responsabilità dei sacerdoti babilonesi, altre volte si appellano al fatto che l’assenza degli Ebrei dal cilindro non prova che a fianco ad esso potesse essercene uno ancora più grande e a loro interamente dedicato. Come vedete il panorama delle ragioni presentate vorrebbe che assumessimo l’ipotetico per il reale, vorrebbe cioè che il fatto (l’assenza degli Ebrei) passasse in secondo, terzo ordine rispetto alle supposizioni.

In mancanza di alternative logiche e cronologiche sarebbe giusto tentare di dare una spiegazione all’esclusione degli Ebrei, ma esiste un’alternativa che spiega semplicemente perché gli ebrei non risultino nell’elenco di cui stiamo parlando. Tale alternativa è l’originale cronologico biblico, il quale non si preoccupa soltanto della vicenda in questione, ma apre un orizzonte cronologico coerente e lineare in cui Ciro è solo coinvolto. Voglio dire che la soluzione che la cronologia di Dio offre non è limitata al caso in questione e neppure è stata pensata ad hoc per risolverlo, ma semplicemente lo inserisce in un contesto cronologico armonico capace di risolvere anche e non solo il mutismo del Cilindro. La cronologia di Dio, insomma, è preesistente il problema del cilindro di Ciro e nata per ben altri e più importanti scopi, tra cui quello di verificare la possibile esistenza di un originale cronologico biblico.

Tale originale cronologico ci dice, tra le altre cose, che Ciro non ebbe nessun ruolo nell’esilio babilonese e dunque armonizza il dato storico (il cilindro) che esclude gli Ebrei. Questo significa che da una parte abbiamo una cronologia lineare e coerente, che parte dal 70 d.C. e giunge sino ad Abramo, che esclude Ciro, dall’altra abbiamo Ciro che esclude gli Ebrei.

In qualsiasi altro contesto scientifico si direbbe che i dati s’incrociano alla perfezione e non richiedono di supporre, dedurre e immaginare scenario diversi. La mia soluzione all’enigma del cilindro non chiede di assumere l’ipotetico per il reale, ma constata semplicemente come il dato storico confermi quella cronologico con la massima semplicità e dunque nel rispetto di Occam

Alla luce di tutto questo, alla luce dei casi citati credo di poter affermare che ho agito nel pieno rispetto di Occam, un criterio scientifico universalmente accettato che mi vede pienamente concorde, essendo un estimatore della semplicità, della chiarezza e del buon senso.  

Teologia, organizzazione dell’opera e profezia: gli elementi dimenticati della “questione giovannea”

La questione giovannea” ha prodotto innumerevoli studi senza giungere a qualcosa di definitivo. Essa ha coinvolto pure Apocalisse, che la tradizione vuole scritta proprio da Giovanni. Noi cercheremo una soluzione che dapprima mirerà a rintracciare un’unica mano nelle due opere citate; poi interpellerà la tradizione stessa per dare un nome all’autore.

Le tracce che seguiremo sono due: la prima è quella proposta dai padri apostolici (Dionigi) il quale afferma che esiste un’organizzazione dell’opera tipica di Giovanni e che noi cercheremo di rintracciare in Apocalisse e nel suo Vangelo; la seconda si rivolge a un tratto caratteristico di Giovanni: il senso storico che emerge sia nel suo Prologo (l’incarnazione del Verbo nella storia), sia in Ap. di cui daremo una lettura capace di evidenziarlo.

Partiamo dalla prima traccia: l’organizzazione dell’opera. Sia nel Vangelo, sia in Ap. abbiamo che tutto ruota attorno a settenari: nel Vangelo troviamo sette segni e sette feste che scandiscono tutta la prima parte. L’ordine cronologico risulta così ben chiaro. A noi non interessa adesso dare ragione del numero sette come chiave organizzatrice del Vangelo. A noi interessa invece far notare come Apocalisse rispecchi lo stesso identico schema: sette chiese, sette sigilli, sette trombe, sette coppe e sette spiriti. Lo schema che quindi caratterizza il Vangelo trova in Ap. la sua piena conferma. La presenza di una tradizione consolidata che attribuisce le due opere a uno stesso autore è dunque confermata sufficientemente dall’organizzazione delle opere stesse.

Se quanto scritto potrebbe apparire come semplice, superficiale osservazione -se volete, semplice evidenza che a mio parere spesso ha il pregio di far chiarezza sulle supposizioni e deduzioni- non rimane altro che affidarci al senso profondo che accomuna Vangelo e Apocalisse: la visione storica che nell’autore in questione (ancora è presto per dargli un nome) diviene nel primo caso teologia; nel secondo profezia.

Il Prologo, infatti, ci dice che il Verbo si è incarnato nella Storia umana. Fino ad allora erano stati i profeti a interrompere i “giorni” con la parola di Dio. Dal prologo sappiamo invece che Dio stesso ha fatto irruzione cambiando radicalmente il corso storico. Ben a ragione, allora, alcuni studiosi (Pesce) vedono nel Vangelo di Giovanni una precisa sensibilità storica diversa dalle note cronologiche di Luca. Se Luca intende darci dei riferimenti temporali, Giovanni vuole darci le chiavi teologiche della storia, il suo stesso senso e fluire.

Come dicevamo, in Apocalisse tutto ciò diviene profezia, perché l’opera è capace di sincronizzarsi alla perfezione con il profetismo vetero-testamentario, in particolare con Daniele 7.25 in cui leggiamo che la storia, insieme alla legge, saranno cambiati. Già altre volte ho scritto che il lavoro di Daniele e quello dell’autore di Apocalisse sono complementari: il primo denuncia il misfatto, il secondo lo illustra. Vediamo come.

In Ap. 12,9 leggiamo in greco: ofis, drakos, satanas e diabolos. Chi ha dimestichezza con il sistema greco di numerazione troverà semplice quanto segue. Quei tre sostantivi e quel nome proprio portano tutti a date cardine del Vicino Oriente antico. Infatti è possibile calcolare ghetricamente (per una possibile lettura ghematrica di Apocalisse vedi qui), rispettivamente, il 586 a.C. (inizio esilio babilonese), il 931 a.C. (ultimo anno di regno di Salomone per Thiele e Galil); il 559 a.C. (primo anno di regno di Ciro) e il 538 a.C. (fine dell’esilio babilonese) sebbene integrato nel 731 a.C. altra data solitamente indicata come primo anno di regno di Acaz.

Queste date indicano certamente che l’apostolo denuncia i tempi falsati della storia sulla falsa riga di Daniele il quale ha denunciato che sarebbe accaduto.

Dal momento che non è possibile imputare al caso le rilevanze ghematriche, è più che lecito parlare di profezia, perché Giovanni scrive quasi cinque secoli prima dell’avvento del calendario di Dionigi. Giovanni, dunque, “vede” la storia con la lente profetica. Siamo adesso in grado di dimostrare che le due opere citate, Apocalisse e Vangelo, hanno nel loro profondo intento un unico scopo: dispiegare sotto i nostri occhi un quadro teologico e un quadro profetico capace di riassumere la Storia tutta.

Dunque gli elementi o tracce che abbiamo seguito conducono con sufficiente certezza a un unica mano, perché gli elementi messi in evidenza concordano e fanno capo a una salda tradizione. Non rimane quindi che dare un nome a questo unico autore: Giovanni indicato pure da quella stessa tradizione a cui finora abbiamo fatto riferimento.

Il quadro sinora descritto denota la capacità di scrutare il futuro da parte del nostro autore. Lo spirito di profezia è uno degli elementi caratterizzanti lo Spirito Santo. Dunque colui che possiede la profezia, possiede lo Spirito Santo. Questo non ci dice quale Giovanni sia, anzi, neppure chi sia, ma ci dice che siamo di fronte alla santità. Ciò sgombra il campo da una caotica ridda d’ipotesi sull’autore di Vangelo e Apocalisse. Qui non siamo di fronte a un circolo d’illuminati, a una scuola o a una comunità: siamo di fronte a un personaggio ricolmo di Spirito Santo, quello stesso che Gesù riversò sugli apostoli. L’altezza e la purezza del pensiero ci guidano e ci obbligano di nuovo non solo a confermare la tradizione, ma anche e più a credere che colui che in Apocalisse si presenta come Giovanni sia proprio l’apostolo. La sua visione teologica e la sua visone profetica è tale che ne fanno una fonte principale e non un affluente del messaggio cristiano. La qualità del suo pensiero, nonché una schematicità tipica -come abbiamo visto- fanno di lui non solo un unico autore, ma un apostolo.

Molte altre osservazioni potremmo fare. Ma queste io credo siano sufficienti a far diradare la fitta nebbia sulla paternità delle due opere. Gli elementi che abbiamo messo in evidenza si sposano alla perfezione con una tradizione consolidata che vede in Giovanni l’apostolo l’autore di Apocalisse e del quarto Vangelo. Dunque tutto quanto abbiamo scritto non è privo di radici, anzi, esse sono forti e ben radicate.   

La ricostruzione delle mura di Gerusalemme: il fondamento biblico

Quello che vorrei sottoporre all’attenzione, dopo alcune brevi osservazioni preliminari, è un aspetto che ancora non ho trattato a dovere: la ricostruzione delle mura di Gerusalemme dopo l’esilio.

Come sapete, il mio lavoro non ha mai avuta l’intenzione di essere storico. Lo penso io che abbia un valore storico, ma non posso pretendere che lo pensino anche gli altri. Il mio lavoro -sono certo- ha solo riportato alla luce l’originale cronologico biblico. La coerenza della cronologia di Dio dimostra, infatti, che nelle pieghe della Bibbia è possibile rintracciare un sistema cronologico lineare e coerente che può essere una valida alternativa a quello storico. La Bibbia ha i suoi tempi che non necessariamente coincidono con quelli degli storici.

A quell’originale biblico adesso aggiungiamo un pezzo importante, un pezzo che né gli storici, né gli esegeti non sono riusciti a collocare con esattezza perché non in possesso della chiave cronologica necessaria: la ricostruzione delle mura di Gerusalemme ad opera di Neemia. Per prima cosa affronteremo la soluzione data dagli storici, usando i loro tempi; poi affronteremo la mia, usando i tempi biblici suggeriti dalla cronologia di Dio.

Partiamo calcolando il XX° di Artaserse, anno in cui Neemia parte con lo scopo di riedificare le mura (Ne 2,1). La datazione classica del primo anno di regno di quel re è il 465 a.C. E dunque il suo XX° anno cade nel 445 a.C. Dal momento che non è ipotizzabile che le mura siano ricostruite in soli 52 giorni (Ne 6,15) è gioco forza immaginare che dobbiamo applicare la regola biblica di un anno per un giorno; le mura quindi furono realisticamente ricostruite in 52 anni, ipotesi accettabile dato che Neemia stesso ci dice in 4,16 che furono obbligati a far lavorare alle mura solo la metà dei giovani (uomini abili alle armi e al lavoro), mentre l’altra metà era impegnata nella difesa dai nemici della Città.

Siamo di fronte, quindi, a un conto ben preciso: 445-52=393 questo risultato significa che la ricostruzione delle mura giunse a termine nel 393 a.C. Certamente si può impugnare il calcolo, ma non si può negare che l’inizio della loro riedificazione fu il 445 a.C, il XX° di Artaserse. Da qui sorge il problema: se l’editto di Ciro è del 538 a.C. e se la dedicazione del secondo tempio è del 515 a.C. come spiegano gli storici e gli esegeti il vuoto cronologico che si crea tra il 515 a,C o, meglio ancora, il 538 a.C e il 445 a.C.? Come spiegano gli storici che tra l’editto di Ciro e l’inizio dei lavori alle mura passano la bellezza di 538-445=93 anni. Come spiegano che tra la dedicazione del tempio e l’opera relativa alle mura passano invece 70 anni? E tutto questo se prendiamo alla lettera Neemia 6,15 e ipotizziamo 52 giorni per la ricostruzione della cinta muraria, cosa poco credibile perché, come ho detto, gli Ebrei incontrarono grosse difficoltà nei lavori, mentre se assumiamo 52 anni il discorso diviene totalmente inaccettabile se inserito sia nella cronologia del rientro dall’esilio, sia della cronologia della ricostruzione del secondo tempio. Dunque anche prendendo alla lettera quei 52 giorni i conti non tornano e dovremmo dar ragione di una tempistica poco credibile e contraddittoria.

Tutto ciò accade perché costretti a calcolare sulla falsa -in tutti i sensi- riga di Ciro e del suo editto che obbliga a una tempistica completamente asincrona con quella biblica. Non rimane che vedere se sia possibile un’alternativa, se sia possibile, anche in questo caso, rintracciare un originale biblico che faccia quadrare i conti rendendoli lineari, coerenti e armonici. Ciò è possibile, ma dobbiamo, ancora una volta, escludere Ciro e assumere in toto le date che suggerisce la cronologia di Dio circa la fine dell’esilio (447 a.C) e la dedicazione del secondo tempio (418 a.C.), nonché il 471 a.C. come primo anno di regno di Artaserse. Così facendo vedremo che quei 52 giorni di cui ci scrive Neemia per la ricostruzione delle mura sono realmente 52 anni, applicando all’originale biblico che andiamo descrivendo, le sue leggi cronologiche, nel particolare 1 anno per 1 giorno. Infatti, se applichiamo lo stesso identico ragionamento seguito nel criticare la traccia storica descrivente la tempistica dell’argomento in questione, possiamo facilmente concludere come segue.

La cronologia di Dio colloca il primo anno di regno di Artaserse nel 471 a.C., per cui il suo XX° anno cade nel 451 a.C. Contando 52 giorni per 52 anni, otteniamo che le mura furono ricostruite entro il 399 a.C. (451-52=399). Questa data non crea nessun orrido cronologico, perché la cronologia di Dio colloca la dedicazione del secondo tempio nel 418 a.C., mentre la fine dell’esilio nel 447. Nel primo caso dobbiamo dar ragione di uno scarto più che comprensibile tra tempio e mura: 19 anni a fronte dei 70 che la traccia cronologica degli storici indicavano; nel secondo caso abbiamo uno scarto di 52 anni (a fronte dei 93 degli storici) di cui abbiamo ben spiegato le ragione anche alla luce di Neemia stesso che denuncia difficoltà nei lavori. Come vedete il divario si riduce drasticamente e tutto si armonizza: si armonizzano sia i conti specifici (la tempistica della ricostruzione) e si armonizza anche l’episodio biblico in sé con il quadro cronologico generale che parte dal 70 d.C., cioè si armonizza con l’intero impianto della cronologia di Dio.

Già questo sarebbe sufficiente, ma possiamo aggiungere altro per provare la bontà di quanto abbiamo scritto. Possiamo aggiungere i calcoli previsti dalla profezia delle Settanta settimane di Daniele. Lì infatti leggiamo che le mura furono ricostruite nel periodo delle 62 settimane (Dn 9,25) in ogni caso dopo le prime sette settimane di anni (49 anni). Premetto che quanto segue necessiterebbe la soluzione di eventuali problemi di traduzione del versetto in questione -meglio, di testo originale- ma seguitemi lo stesso. Sappiamo dalla profezia che dal momento in cui uscì la parola per la riedificazione di Gerusalemme passano sette settimane (49 anni); poi le mura saranno riedificate. La parola uscì nel 447 a.C. se seguiamo la cronologia di Dio. Dunque 447-49=398. Secondo questo calcolo le mura furono riedificate nel 398 a.C., in pratica qualche mese dopo l’anno che il calcolo dei 52 giorni indicava: il 399 a.C. Come potete vedere non abbiamo più soltanto un calcolo “secco”, una tempistica biblica che colloca la riedificazione delle mura nel 399/8 a.C., ma anche una profezia, la quale si armonizza con l’intero quadro cronologico perché non ci ha obbligati a nient’altro che avanzare qualche dubbio sulla traduzione di Dn. 9,25, dubbio, per altro, non così grave da inficiare il nostro ragionamento.

Concludo dicendo quanto scritto in apertura: nessuno pretende che tutto ciò sia giudicato storico: siamo di fronte verosimilmente all’originale cronologico biblico al quale, però, non può essere negato l’interesse scientifico. Infatti chi si sognerebbe, di fronte al ritrovamento di una domus sotto cumuli di detriti, di dire:”Lasciala lì dov’è, non è più abitabile (non è scientifico, non è storico)!” Nessuno sarebbe così sciocco, nessuno sarebbe così antiscientifico. Per cui neppure nel caso specifico trattato, né in quello generale (la cronologia di Dio) lo si dovrebbe fare, mentre mi pare lo si faccia.

Un caos chirurgico

In questo mio articolo ho detto chiaramente che le Scritture sono state manomesse, falsate, ma non ho fornito che spiegazioni di massima, per lo più impostate su Dn. 7,25, circa il quale, finora, ho saputo dare soltanto una spiegazione circa i “tempi” cambiati.

Tuttavia in quel versetto leggiamo che non solo i tempi sono stati manomessi, ma anche e più le Scritture. Infatti leggiamo che il corno cambierà “i tempi e la legge”. Dobbiamo allora chiedersi cosa sia “la legge” per dare al versetto una spiegazione piena.

Non si tratta evidentemente di una legge particolare e neppure del Decalogo. Per comprendere bisogna pensare che “Torah” significa Legge, la Torah è la Legge. In senso cristiano diviene , dunque, la Sacra Scrittura, per cui il quadro profetico di Daniele denuncia sia la manomissione dei “tempi” (la cronologia degli eventi biblici), sia le Scritture dove “i tempi” sono illustrati.

Finora avevamo solo Ap. 12,9 e οφις, σατανας, δρακως e διαβολος che ridotti ghematricamente indicano date fondamentali del Vicino Oriente antico (586 a.C., 559 a.C. E 538 a.C. , vedi qui) e che Giovanni bolla come corrotte malignamente (in Ap. 12,9 leggiamo infatti serpente antico, satana, drago e diavolo), adesso però, siamo in grado di dimostrare con certezza che la Scrittura ha subito un intervento chirurgico mirato a screditarne la tenuta logica e cronologica.

Diversi sono i post in cui ho denunciato che l’incoerenza e l’inattendibilità di 1-2 Re dipendono dalla leggerezza con cui sono stati affrontati. Ho scritto infatti che la loro apparente contraddittorietà dipende solo dal fatto che gli studiosi si sono affidati a calcoli di seconda mano e per giunta errati, senza però mai dire chiaramente quello che ho sempre pensato: quei calcoli sulla durata dei vari regni di Giuda e Israele sono stati volutamente corrotti.

La prova di ciò consiste nel fatto che non esiste nessuna altra spiegazione logica degli errori in essi contenuti. Non è immaginabile infatti che il Dtr. abbia commessi tanti e gravi errori di calcolo: come non è possibile immaginare che i copisti, anzi, la copia dei manoscritti biblici sia stata affidata al primo venuto. Come noi sappiamo che la cronologia dei Re è la spina dorsale della Bibbia sulla quale fa leva tutto il tessuto muscolare profetico -spezzata la quale, quindi, vediamo strisciare ai piedi del secolo profeti e profezie (che ne è di Daniele, che ne è di Ezechiele se i Re non sono libri coerenti e precisi?)- così coloro che nei secoli hanno avuto a che fare con la Bibbia ne erano coscienti. Come è possibile -consultatela tabella in calce- che si possa aver commesso tanti e tali errori? Non vi pare che l’unica spiegazione plausibile sia l’intervento di una mano che ha inteso sabotare il castello cronologico di 1-2 Re?

Nel re Zimri vediamo che addirittura 4 anni divengono 7 giorni. Se forzando fino a giungere al paradosso potremmo accettare l’errore nelle cifre, che cosa potremmo dire per giustificare una tale svista? In altri re abbiamo errori di 25 e 9 anni, da soli capaci di far saltare ogni sincronismo e fare di 1-2 Re un’accozzaglia di cifre, ottimo materiale per coloro che ne volevano fare un’opera squisitamente teologica o fittizia.

E’, dunque, l’assurdità degli errori dei due libri citati (libri canonici e dunque riconosciuti come ispirati da Dio, il quale evidentemente ha sbagliato a scegliersi i collaboratori) a chiamare in causa Dn. 7,25 come testimone di una volontà perversa c e ha manomesso quelle cifre per rendere impossibile ogni calcolo, per rendere impossibile la dimostrazione che Cristo era il Messia atteso sulla base di un preciso percorso cronologico profetico che portava a Lui.

Questo si è voluto creando il caos nelle Scritture, caos che non ha risparmiato il NT, in particolare Luca, le cui coordinate cronologiche sono state falsate. In questa storia, dunque, c’è la mano di chi ha comprato, ma c’è pure la mano di chi si è venduto.

Tabella cronologica dei regni di Giuda e Israele calcolata seguendo il primo anno di regno di Davide secondo G. Galil

Legenda
G. = Giuda
Is. = Israele
Dtr. (deuteronomista)
RE ANNO DI ASCESA AL TRONO DURATA DEL REGNO ESPRESSA IN DATE DURATA DEL REGNOSECONDO IL MIO CALCOLO DURATA DEL REGNO SECONDO il DTR. DIFFERENZA TRA IL MIO CALCOLO E il DTR.
 DAVIDE  1010  1010-970  40 ANNI  40 ANNI
 SALOMONE  970  970-930  40 ANNI  40 ANNI
 ROBOAMO G.  930  930-913 17 anni  17 ANNI  17 ANNI
 GEROBOAMO IS.  930  930-908 22 ANNI  22 ANNI
 ABIA G.  XVIII° DI GEROBOAMO  912-910  2 ANNI  3 ANNI  +1 ANNO
 ASA G.  XX° DI GEROBOAMO  910-868 42 anni 41 anni  -1 ANNO
 NADAB IS.  II°DI ASA  908-907 1 ANNO  2 ANNI + 1 ANNO
 BASA IS.  III° DI ASA  907-884 23 ANNI  24 ANNI + 1 ANNO
 ELA IS.  XXVI° DI ASA  884-883 1 ANNO  2 ANNI + 1 ANNO
ZIMRI IS.  XXVII° DI ASA  883-879 4 ANNI 7 GIORNI – 4 ANNI
 OMRI IS  XXXI° DI ASA  879-872 7 ANNI 12 ANNI +5 ANNI
 ACAB IS.  XXXVIII° DI ASA  872-851 21 ANNI 22 ANNI + 1 ANNO
 GIOSAFAT G.  IV° DI ACAB  868-845  23 ANNI  25 ANNI  +2 ANNI
 OCOZIA IS  XVII° DI GIOSAFAT  851-850 1 ANNO 2 ANNI + 1 ANNO
 JORAM IS.  XVIII° DI GIOSAFAT  850-837 13 ANNI 12 ANNI – 1 ANNO
 JORAM G.  V° DI JORAM IS.  845-838  7 ANNI  8 ANNI  +1 ANNO
 OCOZIA G.  XII° DI JORAM IS.  838-837  1 ANNO  1 ANNO
 JEU IS.  REGNA 28 (30)ANNI DALLA MORTE DI OCOZIA  837-807 30 ANNI 28 ANNI – 2 ANNI
ATALIA G. REGNA 7 ANNI 837-830 7 ANNI 7 ANNI
JOAS G. VII° DI JEU 830-791 39 ANNI 40 ANNI +1 ANNO
JOACAZ IS. XXIII° DI GIOAS G, 807-793 14 ANNI 17 ANNI + 3 ANNI
GIOAS IS. XXXVII° DI GIOAS G. 793-776 17 ANNI 16 ANNI – 1 ANNO
AMASIA G. II° DI GIOAS IS. 791-749 42 ANNI 29 ANNI -13 ANNI
GEROBOAMO IS XV° DI AMASIA 776-710 66 ANNI 41 ANNI – 25 ANNI
OZIA G. XXVII° DI GEROBOAMO 749-695 54 ANNI 52 ANNI -2 ANNI
ZACCARIA IS. XXXVIII° DI OZIA 710-710 6 MESI 6 MESI
SALLUM IS. XXXIX° DI OZIA 710-710 1 MESE  1 MESE
MENEM IS. XXXIX° DI OZIA G. 710-699 11 ANNI 10 ANNI -1 ANNO
FACEIA IS. L° DI OZIA 699-697 2 ANNI 2 ANNI
FACEE IS LII DI OZIA 697-668 29 ANNI 20 ANNI -9 ANNI
JOTAM G. II° DI FACEE 695-680 15 ANNI 16 ANNI +1 ANNO
ACAZ G. XVII° DI FACEE 680-665 15 ANNI 16 ANNI +1 ANNO
OSEA IS. XII° DI ACAZ 668-659 9 ANNI 9 ANNI CADUTA DI SAMARIA
EZECHIA III° DI OSEA 665-636 29 ANNI 29 ANNI
MANASSE G. 636-581 55 ANNI 55 ANNI
AMON G. 581-579 2 ANNI 2 ANNI
GIOSIA G. 579-548 31 ANNI 31 ANNI
JOACAZ G 548-548 3 MESI 3 MESI
JOACHIM G. 548-537 11 ANNI 11 ANNI
JOACHIN G. 537-537 3 MESI 3 MESI
SEDECIA G. 537-526 11 ANNI 11 ANNI DEPORTAZIONE
TOTALE 484 ANNI E 6 MESI 474 ANNI E SEI MESI

 

 

Gesù e i sabotatori della Storia

Un mio intervento su “cristianesimoprimitivo”

Solo apparentemente ho criticato Lc 3,1 e 3,23 perché non penso che l’evangelista si sia sbagliato o abbia fatto un resoconto approssimativo. Credevo che l’aver introdotto il discorso con Dn 7,25 e i “tempi e la legge” cambiati portasse frutti diversi, ma non è così. Dovrò, quindi, riproporre l’intero discorso con altri termini, giungendo però alla conclusione e spiegare perché nutro seri dubbi sulla originalità dei versetti lucani citati.

Teo spesso ha bollato il mio lavoro come fantascientifico, ma sbaglia. Il mio lavoro è tutto incentrato sulle profezie. Non si deve però commettere di credere che sia visionario o irrazionale poiché è solo la prospettiva che cambia. Lo storico ha una prospettiva dal basso, il profetico dall’alto, ma è sempre lo stesso edificio storico ad essere oggetto dei rilievi. Certo, cambiano sia il modo di approcciarsi sia le chiavi per l’interpretazione e comprensione, ma nella misura in cui i due approcci creano un tutto coerente e razionale lo storico e il profetico hanno lo stesso valore.

Nel mio principale lavoro La cronologia di Dio, caro Teo, ho riportato alla luce l’originale biblico, privo di tutto quanto aggiunto nei secoli. Non ha senso obbiettarmi che non è storico, non è scientifico perché è semplicemente l’originale privo di tutti gli effetti aggiunti con la post produzione. Il tuo sconcerto, Teo, nasce dal possesso dell’immagine elaborata dagli studiosi, quindi.

Quel mio studio citato può essere impugnato per il metodo, non sul merito, perché sfido chiunque a dimostrarne la scarsa tenuta logica e matematica. Quello studio, inoltre, ha un grandissimo merito: aver dimostrato che tutti quanti i lavori sulla cronologia dei Re sono frutto della fantasia, perché nessuno sinora si era accorto che i calcoli del Dtr. sulla durata dei regni di Giuda e Israele sono corrotti, mentre quelli basati sull’anno di accessione -i miei soltanto, quindi- sono esatti e tutti i sincronismi sinora lamentati come assenti e per questo capaci di screditare due interi libri biblici (1-2 Re) sono invece presenti e perfetti. In questo non c’era riuscito nessuno, perché nessuno aveva capito dov’era il guaio.

La fantascienza a cui tu spesso Teo ricorri per qualificare i miei post, non appartiene a me (te l’ho detto, io faccio un discorso profetico) ma appartiene ai Gerson Galil e il suo The chronology of the kings of Israel and Judah, opera totalmente infondata, frutto della più spericolata fantasia, cosa che, paradossalmente, non impedisce agli studiosi di citarlo a destra e manca. Quella è fantascienza, Teo, la mia è profezia è diverso.

Ho cercato di farvelo capire citando Dn 7,25 e i tempi cambiati perché penso che qualcuno ha manomesso Scritture e fonti. Lo penso e lo scrivo in forza di una profezia, quella di Daniele 7,25 e in forza di Ap 12,9 la quale ci dice che le date cardine della storia ebraica hanno una matrice corrotta. Ce lo dice ofis, satanas, drakos e diabolos tutte date se riduciamo quei sostantivi e quel nome proprio ghematricamente. Come ho già detto, Daniele denuncia il misfatto; Giovanni lo illustra.

Sì, Bibbia e fonti volutamente corrotte per creare ad arte quel caos che regna attorno a Gesù, il quale non era quell’afflato poetico del cuore come vorrebbe pure la Chiesa, ma un imperativo della ragione. Tra i casi più eclatanti di manomissione includo la presenza di Ciro nelle Scritture e non è un gratis adfirmatur, perché io ho una cronologia biblica che lo esclude dalle vicende esiliche. La prova storica che voi adesso pretenderete ve la do subito: l’assenza degli ebrei dall’elenco dei popoli liberati da Ciro stesso. In qualsiasi altro contesto scientifico si direbbe che i dati s’incrociano alla perfezione: da una parte una cronologia biblica che esclude Ciro, dall’altra Ciro che che esclude gli ebrei. Capite che la prova archeologica è dalla mia parte, come dalla mia parte è la pochezza delle spiegazioni date per giustificare il silenzio del cilindro sugli ebrei (una su tutte: siccome ha liberato tutti avrà liberato pure loro).

Adesso è venuto il momento di dire chiaro quello che penso: i due passi lucani in questione sono, rispettivamente, l’uno mal calcolati sulla base di una cronologia falsata; l’altro, verosimilmente, taroccato. Ecco allora perché essi entrano in contraddizione con Teodreto di Cirro il quale, abbiate pazienza, sapeva benissimo cosa scriveva ed era certo delle sue capacità matematiche. Quell’errore di dieci anni che gli viene attribuito è una vergogna!

Spero di essermi spiegato bene: dico che qualcuno nottetempo è entrato nelle officine della Storia e ha guastato i macchinari come scrive Daniele in 7,25 e Giovanni in Ap. 12,9. Adesso, Teo, dopo che ho fatto outing sulla mia etero-storicità, l’attesa è finita e puoi cestinare. Lo capisco, siamo su cp, non su “Profeti e profezie” per cui né strepiterò né farò il muso lungo, Ricorda, però, che se t’imbatti durante il corso dei tuoi studi nella cronologia dei re biblici non affidarti alla fantascienza di Galil o alla natura fittizia di 1-2 Re solennemente denunciata dal sommo Liverani, come fanno tutti, ma dai un’occhiatina al mio lavoro e vedrai che d’incanto tutto ti filerà liscio.