La cronologia del Vangelo di Luca

L’argomento è solo in apparenza complicato. Lo sarebbe se noi volessimo dar conto dei risultati dell’esegesi che sinora si è occupata dell’argomento, ma noi seguiamo un’altra traccia per dare conto della cronologia del Vangelo di Luca. Al momento si ritiene che l’evangelista abbia attinto da Marco una cronologia di massima, dunque non precisa e considerata, verosimilmente, secondaria rispetto ai contenuti esposti.

Ma è così? Colui che apre il suo Vangelo scrivendo che ha fatto “accurate ricerche” e un “resoconto ordinato” può aver attinto a una cronologia di massima? Non si creerebbe la classica contraddizioni in termini e sostanza? Sì, si creerebbe. Dunque non rimane che impugnare questa apparente contraddizione.

Questo post, allora, vuole dimostrare che nel Vangelo in questione c’è una cronologia ben precisa che concentra lo sguardo sull’ultimo anno della vita di Gesù, ritenuto quello più importante. L’esame che proporrò ha un arco temporale che va dal 70 d.C. al 15 a.C. e fa perno sul sostantivo “generazione” che esamineremo approfonditamente, perché è proprio con la luce ancora sconosciuta di questo sostantivo che verremo a capo della cronologia lucana. In particolare dimostreremo che tale sostantivo non ha un significato generico, ma preciso, computabile: 35 anni e di qui dimostreremo che la sua comparsa nel vangelo di Luca sin dal capitolo 9 ha un preciso scopo.

 

Nell’ultimo versetto di Giobbe leggiamo che il protagonista visse altri 140 anni anni vedendo quattro generazioni di figlie e figlie (Gb. 42,16). Con un semplice calcolo possiamo ricavare che una generazione conta 35 anni (140:4=35). Vero è che non sempre la Bibbia riporta tale cifra quando cita le generazioni, ma noi tuttavia l’assumiamo come valido, promettendoci di provarne la bontà.

Ciò è possibile grazie ai Libri dei Re e Mt. 1,17. Nei primi sono riportati tutti regni e la loro durata da Davide a Sedecia; nel secondo è riportata una triplice partizione basata proprio sulle generazioni: di quattordici in quattordici. In particolare è scritto che da Davide all’ultimo di Sedecia, e dunque l’esilio, ci sono 14 generazioni, per cui moltiplicandole per 35 possiamo conoscere quanti anni passarono tra i due re. Inoltre e cosa importantissima, noi possiamo controllare il nostro conto basato su le generazioni matteane e vedere se veramente quelle 14 citate tra Davide e Sedecia siano un periodo di 490 anni.

Infatti nei re sono riportati tutti i regni e la la loro durata compresi nel periodo in esame. Se la somma combacia con il nostro calcolo (14 generazione di 35 anni ciascuna=490 anni) siamo certi che biblicamente parlando per generazione s’intende un periodo di 35 anni.

Qui però si deve aprire una piccola parentesi: due sono i modi per conoscere la durata dei regni. Il primo fa riferimento al conto del deuteronomista; il secondo all’anno di accessione al trono dei singoli re. In questo post ho dimostrato che i calcoli del deuteronomista sono corrotti, dunque non sono affidabili. Non rimane quindi che ricalcolare tutto seguendo l’anno di accessione. In altre parole dobbiamo noi calcolare la durata dei regni.

Se facciamo ciò, avendo cura di riferirci all’anno di accessione al trono che implica il nostro personale calcolo e ignora, quindi, quello del deuteronomista che è corrotto, ci rendiamo conto che la somma degli anni dei vari regni è 484 anni e 6 mesi, cioè un’ottima approssimazione dei 490 cercati e ipotizzati. Potremmo essere più precisi e dare ragione della differenza ricorrendo al calcolo della differenza tra anno solare e biblico. In questo caso ci accorgeremo che gli anni sono 491 e 3 mesi. Ancora più preciso insomma.

A questo punto noi abbiamo la nostra conferma: la Bibbia, grazie ai Re, ci ha messo in grado di avanzare un’ipotesi e provarla: una generazione si compone di 35 anni. E’ molto importante il risultato raggiunto, perché adesso, quando affrontiamo i Vangeli, in particolare quello di Luca, sappiamo che con “generazione” non s’intende un generico padre/figlio, ad esempio, ma 35 anni. Mettiamolo a frutto.

In Luca 21,32 leggiamo che la generazione che ascoltava le parole di Gesù avrebbe visto l’avverarsi della profezia della distruzione di Gerusalemme e del tempio. Non cadiamo in imbarazzo come l’esegesi se vogliamo dare conto degli anni coinvolti dalla profezia. Noi sappiamo, infatti, che per generazione s’intende 35 anni. Sapendo che il tempio e Gerusalemme stessa furono distrutti nel 70 d.C. è semplice calcolare quando Gesù profetizzò tale evento: il 35 d.C. (70-35=35). Mi preme far notare che il tra parentesi non è muto per coloro che hanno una sensibilità biblica. 35 è la metà di 70 ed è multiplo di 7, numero che da sempre indica, biblicamente, completezza.

Se avete seguito, avrete capito che abbaiamo individuato l’anno della crocefissione di Gesù. Ciò trova conferma nei Vangeli stessi che chiaramente ci dicono che tale profezia sul Gerusalemme fu fatta nell’ultimo anno di vita di Cristo , ma possiamo provarlo anche in altra maniera. Possiamo provare cioè che il calcolo generazionale sinora svolto conduce proprio a tale anno. I modi sono due.

Il primo fa riferimento alla cronologia Gesuana; il secondo a Luca stesso e dimostrerà quanto ci siamo preposti sin dall’inizio: in Luca non c’è una cronologia di massima attinta da Marco, ma una autonoma cronologia che concentra il suo sguardo sull’ultimo anno di vita di Gesù la cui, necessaria per il nostro scopo, anagrafe esporremo di seguito.

Assodato che il calcolo generazionale di 35 anni, facendo fermo il 70 d.C. e dunque 1l 35 d.C. come anno della crocefissione, vediamo se esso c’introduce in un vicolo cieco dell’anagrafe gesuana. Innanzi tutto consideriamo Ireneo (Ireneo, Adversus Haereses Libro II, cap. XXII, 5..) e assumiamo un Gesù cinquantenne. Calcoliamo: 35 d.C meno 50 anni=15 a.C. data della nascita di Cristo. Per inciso diremo che un Gesù cinquantenne è quanto suggeriscono anche due versetti di Giovanni ( Gv. 2,20-21 e Gv. 8,57) a riprova che tale ipotesi non è peregrina Cerchiamo adesso il dato scientifico che conferma quest’anagrafe. Esso è un dato astronomico: Halley che con certezza passo sulla Giudea nel 12 a.C. e che verosimilmente avvalora il racconto evangelico sulla stella dei Magi. Noi però dobbiamo arrivare al 15 a.C. ed ecco allora che prendiamo di nuovo in esame le Scritture, in particolare quel passo in cui si scrive che Erode fa uccidere i bambini da due anni in giù (Mt2,16-18), dando cioè per già nato Cristo da almeno due anni. Ecco, siamo giunti al 14/!5 a.C. come volevamo e abbiamo dimostrato che l’aver calcolato la data di morte di Gesù con il ricorso a una generazione intesa come 35 anni non porta in un vicolo cieco, ma in una ampia e dimostrabile cronologia gesuana. In questo senso, dunque, il ricorso al computo di una generazione non è arbitrario, ma biblicamente sostenibile ed efficacie.

Con il secondo modo non solo si avvalora l’ipotesi che l’anno della crocefissione fu il 35 d.C., ma entriamo, dopo una ampia e necessaria disamina di elementi necessari al nostro discorso, nell’argomento lucano e il taglio che l’evangelista ha voluto dare al suo Vangelo. Infatti, il sostantivo generazione, escluso il Magnificat, compare la prima volta in Lc. 7,31. Dal versetto 9,,51 però, esso è caratterizzato da una preziosissima nota cronologica. Infatti leggiamo “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo”.

Finora l’esegesi l’ha considerata una nota di massima, perché a parer suo di massima è la cronologia Lucana in quanto presa a prestito da Marco. La morte di Gesù è percepita dagli esegeti come prossima, ma non stabilita con precisione. Invece noi adesso siamo in grado di capire, grazie a quanto sinora detto sul valore di generazione (35 anni), che Luca sta parlando dell’ultimo anno di vita di Gesù, perché in Lc. 21,32 Gesù descrive la distruzione di Gerusalemme e afferma che ciò sarà vissuto dalla generazione che ascolta le Sue parole.

La distruzione avvenne nel 70 d.C. e dunque la profezia è del 35 d.C.,che abbiamo visto essere l’ultimo anno di vita di Gesù. Se da 9,51 Luca associa “generazione” al tempo in cui sarebbe stato tolto dal mondo il Cristo, Luca ci fa conoscere il taglio e la cronologia del suo Vangelo, consistenti entrambi nell’ultimo anno di vita di Gesù. Non è un caso insomma che noi abbiamo calcolato l’anno della Sua morte nel 35 d.C. grazie al valore che abbiamo dato a generazione e non è un caso neppure che la stessa parola compaia in Luca già dal capitolo 9 (prima essa compare solo nel Magnificat e nel cap. 7, come abbiamo detto) associata al prossimo compimento dei giorni in cui Cristo sarebbe stato “tolto dal mondo”. Emerge con chiarezza, quindi, non solo il taglio che Luca ha voluto dare al suo Vangelo (i fatti e i discorsi più importanti sono per lui concentrati nell’ultimo anno), ma anche la cronologia del suo vangelo, ben distante da quella conosciuta e attribuitagli dall’esegesi, che vorrebbe una cronologia di massima attinta da Marco. No, Luca ha una sua precipua cronologia, precisa ed affidabile, sebbene articolata nel brevissimo termine (un anno).

Concludendo, credo che sia sostenibile e dimostrabile l’indipendenza cronologica lucana -cosa finora negata- dagli altri Vangeli e che Luca non smentisce, come si scrive, il suo incipit, con cui subito ci avverte che ha fatto “accurate ricerche” e un “resoconto ordinato”.  

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