…e adesso tocca al Testamento

Ho rimandato sine die scrivere lo scopo di questo blog perché, pur avendo alcune idee interessanti, non ero riuscito mai a trovare un argomento di fondo che a colpo d’occhio facesse capire la situazione che voglio denunciare. Le precedenti idee erano tutte buone, ma mi avrebbero obbligato a dilungarmi nei particolari, mentre ora, grazie alla metafora forense, sono in grado di proporvi quel veloce “colpo d’occhio” che renderà breve, chiara e sintetica la pagina.

Nel vangelo di Marco leggiamo “Costui è l’erede, venite uccidiamolo e l’eredità sarà nostra” (Mc 12,7). Così fu fatto, ma rimaneva un testamento, anzi, un Nuovo e Antico Testamento di cui ci si doveva sbarazzare se si voleva mettere le mani sull’eredità. Il piano allora che è stato escogitato o, se volete, la strategia del legale degli assassini e dei loro complici non necessariamente ebrei, è stato impugnare il Testamento, dimostrarne l’infondatezza prima, l’assoluta mancanza di valore legale poi.

Come si siano imbastite le cose per raggiungere lo scopo è semplicissimo: si è camuffato con lo studio scientifico delle Scritture la loro distruzione, tanto che da Genesi ad Apocalisse non c’è più una pagina su cui si possa fare affidamento. Per questo tutte le profezie sono oramai post eventum, cioè scritte sulla base di un fatto già accaduto; per questo dei Vangeli non siamo sicuri né dei loro autori, né dei loro contenuti; per questo la cronologia dei Re ora la si definisce caotica, ora “squisitamente teologica”; per questo lo stesso Cristo è completamente disancorato da un’anagrafe che lo avrebbe mostrato “vivente” nella Storia.

Capite che non è un caso il caos che regna nelle Scritture, ma dipende da una precisa volontà: quella d’impugnare il Testamento e impossessarsi, dopo l’omicidio, dei beni del legittimo erede: Cristo. Come in una banda d’assassini, ognuno ha avuto il suo ruolo, compreso gli utili idioti i quali non capiranno mai che in certi momenti non si sta accanto al falò dei vari salotti intellettuali a cazzeggiare con la nostra, inutile, cultura. Non si antepone il nostro patetico profilo intellettuale alle necessità che c’impone il ruolo. Certo, mi viene da pensare che un errore, caro Pietro, non lo si ripete mai due volte, perché la seconda è una scelta.

Ecco, lo scopo di questo blog è denunciare la pastetta anti-cristica che in tutti modi ha cercato d’impedire l’accesso alla via razionale della conoscenza di Dio, trasformando quello che era un imperativo della ragione (la fede in Gesù), in un patetico afflato del cuore. Come ho detto ci sono riusciti camuffando la distruzione scientifica delle Scritture, con l’analisi, la critica scientifica delle stesse. In special modo si sono concentrati su ciò che era più prezioso e per questo vulnerabili: la cronologia, in particolare profetica, ridotta, nel migliore dei casi, a un orpello ora simbolico, ora teologico che ha costretto Padri e profeti, ad esempio, ha strisciare ai piedi del secolo.

Giovanni aveva predetto tutto ciò in Ap. 12,9, laddove ha nascosto nel calcolo ghematrico (vedi qui) proprio le date assolute della cronologia secolare, quali il 586 a.C. (esilio babilonese) e il 559 a.C. (primo anno di regno di Ciro) che la mia cronologia di Dio nel primo caso nega, il 586 a.C., nel secondo rivede negando a Ciro ogni ruolo nell’esilio. Quelle due date Giovanni le nasconde ghematricamente in due parole altamente significative: serpente e satana, rendendoci estremamente chiaro il perché creino il caos totale nella cronologia biblica, cosa resa possibile anche dal grande vantaggio che hanno su di noi: conoscono alla perfezione la scena del crimine su cui, quindi, possono intervenire e sono intervenuti chirurgicamente.

Che altro scrivere se non di stare bene attenti alle fonti a cui intendete abbeverarvi: molte sono avvelenate, ma non questa

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