La cronologia di Dio alla luce della ghematria

Questo post ha lo scopo di dimostrare come Apocalisse sia perfettamente allineata con la cronologia di Dio. Quanto segue diverrà una specifica sezione dello studio linkato e affronterà un aspetto  ancora sconosciuto dell’opera di Giovanni: il calcolo ghematrico che sicuramente l’apostolo conosceva ed ha usato.

Infatti quando Giovanni parla del marchio della bestia, il famosissimo 666, ci dice che esso è numero d’uomo, cioè riconduce al nome di un uomo. Di qui allora tutti gli sforzi per dare un volto al 666, sforzi tutti concentrati nel sommare le lettere dei vari nomi (non li cito perché nozione quasi comune), procedendo quindi attraverso un calcolo ghematrico. La ghematria dunque non era ignota a Giovanni, il quale ad essa è ricorso per criptare una delle figure principali di Apocalisse: la bestia che sale dal mare.

La domanda che adesso si pone è: solo in quel caso l’apostolo è ricorso alla ghematria o ce ne sono altri, benché nascosti? A questa domanda io ho dato una precisa risposta: sì, Giovanni in altri passi della sua opera ha parlato secondo il linguaggio antico della ghematria, e nella quasi totalità dei casi lo ha fatto per descrivere e confermare il quadro cronologico che emerge dalla cronologia di Dio.

Procediamo con ordine allora e citiamo il versetto più denso di contenuti ghematrici, Ap. 12,9 in cui leggiamo:

 καὶ ἐκράτησεν τὸν δράκοντα ὄφις  ἀρχαῖοςὅς ἐστιν Διάβολος καὶ  Σατανᾶςκαὶ ἔδησεν 

I termini che ci interessano sono οφις, Σατανας e δραακοντα (per Διαβολος pure potrei dire qualcosa, ma per adesso mi interessano le evidenze)  ai quali in un secondo momento aggiungeremo Αντιπας (Ap. 2,13), βαθεα του Σατανας (Ap. 2,24) e γυνη (Ap. 12,1). Il lavoro è affascinante come vedete: Avranno veramente questi sostantivi e nomi propri qualcosa da nascondere? Certo, essi pur nella immediatezza di un numero celano un mondo, vorrei dire il mondo che la Cronologia di Dio ha svelato. Tranquilli niente fantasia, solo calcolo ghematrico, razionale e verificabile. Non procederò all’esame dei termini con l’ordine,originale ma cercando di dare un ordine logico che faciliti la comprensione di quanto voglio mostrarvi. Partiremo, dunque, da οφις di Ap. 12,9.

In greco questa parola significa serpente e dunque il male, nella logica di Apocalisse. In numeri il valore di οφις  è 586, dato da:

70+500+10+6=586

Come avrete capito leggendo la cronologia di Dio, io nego che il 586a.C. sia l’anno dell’esilio babilonese, il quale inizia, secondo i miei calcoli nel 505a.C.  L’ecumene degli studiosi credo sia in totale disaccordo con la mia datazione, in altre parole sono solo io a sostenere ciò. Tuttavia Giovanni ci dice che quel 586a.C. è la stessa cifra che darebbe la somma delle lettere che compongono οφις (serpente).

Sembra, per ora, che sia un ammonimento, che ci metta in guardia contro quella che la scienza definisce data assoluta, cioè scientificamente certa. Continuiamo, allora, vediamo se troviamo conferme o smentite, vediamo se è solo un caso tale infausta coincidenza.

Adesso esaminiamo Σατανας di Ap. 12,9   e contiamo il valore delle sue lettere. Esso è:

200+1+300+1+50+1+6=559

Tale cifra equivale alla data che gli studiosi hanno stabilito sia il primo anno di regno di Ciro, lo stesso Ciro che secondo la cronologia secolare liberò gli Ebrei dal giogo di Babilonia. Anche in questo caso, se ben ricordate, la mia cronologia esclude Ciro da qualsiasi ruolo nelle vicende esiliche, datando la fine dello stesso nel 447/8. Io insomma affermo che Ciro non fece un bel niente, e lo affermo di nuovo in aperto contrasto con gli studiosi, i quali ancora devono dimostrare perché se Ciro ha liberato gli Ebrei insieme a tutti gli altri  popoli -notate bene: i popoli liberati sono tutti elencati nel suo celeberrimo cilindro- gli ebrei non sono compresi nell’elenco che ha tramandato ai posteri il suo editto di libertà. Come mai i popoli liberati sono tutti elencati, mentre gli Ebrei sono assenti? Non vi pare che la prova archeologica sia a mio favore? La mia cronologia esclude Ciro e Ciro esclude gli Ebrei. In qualsiasi altro contesto diremmo che i dati s’incrociano alla perfezione, perché non farlo in questo caso?

Adesso avete le nozioni minime per cominciare a intravedere lo scenario che Giovanni ha voluto metterci di fronte agli occhi. Adesso, come un eco, vi giunge il suo grido di allarme: il 586a.C. è del serpente, il 559a.C. è di satana. Giovanni sapeva cosa sarebbe accaduto in futuro. Sapeva che il male avrebbe cercato di confondere le carte che testimoniavano, come la cronologia di Dio, la divinità di Cristo e lo ha messo per scritto. Ma Giovanni sapeva e ha scritto anche altro, vediamo cosa. Passiamo ad Αντιπας.

Il nome proprio che esamineremo è composto di lettere che hanno questo valore:

1+50+300+10+80+1+6=448

Coloro che ricordano la datazione della fine dell’esilio babilonese avranno già capito quale importanza e quanti significati cela quel 448. Infatti è la stessa cifra che la mia cronologia dice essere, appunto, la data della fine dell’esilio, cioè il 447/8a.C., essendo l’esilio iniziato nel 517a.C. e durato 70 anni. Αντιπας, dunque, ci dice che a datazione fedele è quella del 448a.C. e che altrettanto fedele è la datazione dell’inizio dell’esilio, cioè nel 517a.C., in altre parole fedeli sono le mie date le mie date.

A tutto questo fa eco οφις (serpente) e il suo 586a.C., nonché Σατανας (satana) e il suo 559a.C. come primo anno di un Ciro, che quel 448a.C. esclude categoricamente dalle vicende esiliche, come fa, appunto, la mia cronologia, che dunque trova in Apocalisse una conferma poco scientifica, ma certamente evidente, perché difficilmente si potrebbe ridurre tutto a un caso. Tra l’altro Αντιπας significa “uno contro tutti”. Certo perché quel suo 448a.C. come fine dell’esilio babilonese lo pone in aperto contrasto con l’intero mondo accademico, quello stesso che indica come cronologia esatta quella di Galil, la quale si distingue per il 931a.C. come ultimo anno di Salomone. Credete che questo sia sfuggito a Giovanni? Vi sbagliate, analizziamo il sostantivo δρακων (drago) di Ap. 12,9.

Tale sostantivo, per essere collegato al quadro ghematrico che stiamo cercando di dipingere, deve essere letto secondo la nomenclatura bizantina, la quale sostituisce la ni finale con una stigma, trasformandolo in δρακως. E’ così che la somma delle sue lettere diviene:

4+100+1+20+800+6=931

Quel 931 è la stessa cifra che Thiele Galil, i massimi esperti mondiali della cronologia di 1-2Re, indicano per l’ultimo anno di regno di Salomone, cioè il 931a.C. Dunque non è più e soltanto il 559a.C. e il 586a.C. che Giovanni stigmatizza come satanici, ma adesso abbiamo anche la datazione di autori contemporanei a noi. Dal sostantivo δρακως, quindi, giunge un’ulteriore conferma sulla volontà di Giovanni di metterci in guardia dalle cronologie esistenti e diffuse. Certo il suo non è un linguaggio scientifico, ma per questo non è meno chiaro o evidente.

A questo punto credo che dobbiamo fare una sintesi del nostro discorso. Lo facciamo facendo precedere il tutto da una breve osservazione. Quanto sinora detto dimostra, calcoli alla mano, che Apocalisse conferma la cronologia di Dio. L’apparente assurdità delle sue rilevanze è dissolta non con fantasiose ricostruzioni, ma conti alla mano. Certo si possono impugnare, come io potrei benissimo in risposta dire:” Dimostratemi come sia statisticamente possibile costruire un castello cronologico simile alla cronologia di Dio e poi trovare conferme così precise e circostanziate in Apocalisse. Dimostratemi quali sono le probabilità che tutto quanto dipenda dal caso. Ve lo dico io senza fare i conti, dal momento che conosco a memoria i calcoli che hanno portato, ad esempio, a quel 448a.C.: sono equivalenti a zero e ciò ci dice che la cronologia di Dio è in perfetta armonia con Apocalisse e che dunque dietro a tutto questo si cela una precisa, determinata volontà di dare agli uomini e agli studiosi un quadro cronologico ben preciso, che una volontà perversa ha voluto rendere caotico e incoerente.

Del resto tutto ciò trova conferma in quanto segue, cioè in Ap. 2,24 e le sue  βαθεα του Σατανας, che tradotto significa “le profondità di satana”.  Sappiamo già che Σατανας equivale a 559, cioè il 559a.C. come primo anno di Ciro, per cui non rimane che occuparci di βαθυς che risolto in numeri seguendo lo stesso procedimento sin qui seguito, cioè sommando le singole lettere equivale a:

2+1+9+400+6=418.

Ci sarà certamente qualcuno tra voi che si ricorderà di questa data. Essa la data che la cronologia di Dio indica essere quella della dedicazione del secondo tempio, ossia il sesto anno di regno di Dario secondo (424a.C.-404a.C.). Non vi sembri assurdo. Rileggete quanto scritto in La cronologia di Dio (p. seconda, cap. 5) e credo converrete che se di mezzo ci fu l’editto di Artaserse che bloccò i lavori al tempio. Esd. 4,23) è ovvio che quel Dario citato in Esd. 6,15 sia Dario secondo e non primo, dal momento che Artaserse è successivo a Dario primo.

Ma torniamo a noi, vediamo quanto sia importante quel βαθυς. Esso significa “profondità”, in questo caso “profondità di satana”. Quel 418 che nasce dalla somma di βαθυς denuncia, tramite la penna di Giovanni, che molti sono al corrente che l’esatta datazione della dedicazione del secondo tempio è nel 418a.C., ma lo tengono segreto. Inoltre quel 418a.C. ci dice che l’esatta cronologia è la mia perché rispetta fedelmente (vi ricordate quanto scritto in questo post a proposito di Αντιπας, il fedele testimone?) AT e NT, poiché essa nasce da una cronologia che parte dal 70d.C., coinvolgendo così tutte le note cronologiche del NT.

Credo che sia opportuno anche far notare come quel βαθυς (418, il 418a.C.) significhi profondità, esso ha cioè in se un valore positivo che si riflette sulla cronologia di Dio nella sua interezza, cronologia che sola indica quel 418a.C. come anno della fine dell’esilio. Certo, associato a Σατανας assume una carica fortemente negativa ed essa è rivolta esclusivamente contro il 559a.C, primo anno di regno di Ciro, re che la mia cronologia esclude dalle vicende esiliche, benché la Bibbia stessa ne confermi il ruolo. Sorge allora una domanda:” Possibile che tutta la congerie dei miei calcoli trovino in Apocalisse la conferma e che Ciro, che i miei tessi calcoli escludono, sia citato dalla Bibbia? E’ questa la profondità di satana allora, l’aver cioè confuso la Bibbia, l’averla manomessa? Mi pongo questo interrogativo per due ragioni fondamentali:

la prima è che Ciro nel suo cilindro esclude gli ebrei dall’elenco dei popoli liberati e dunque il dato archeologico è dalla mia parte, perché se Ciro ha elencato tutti i popoli da lui liberati, per quale motivo ha escluso gli ebrei?  A fronte delle fantasiose ragioni addotte per spiegare il silenzio del Cilindro di Ciro circa gli Ebrei, non è più semplice pensare che non li abbia liberati e che dunque come dico io Ciro non ebbe nessun ruolo nelle vicende esiliche?

la seconda  è che tutti possono sincerarsi della bontà, precisione, coerenza e linearità dei miei calcoli. Di fronte a questa evidenza come spiegare, se non con il preciso messaggio di Giovanni circa una volontà maligna di confondere ciò che in origine era chiaro, la presenza di Ciro che obbliga chiunque voglia avvicinarsi a uno studio della cronologia biblica a saltare intere pagine della Scrittura e a lasciarne altre senza spiegazione? Infatti le date del suo regno buttano completamente fuori asse la cronologia dei Re e i profeti. Gli anni che separano L’ultimo di Sedecia da Davide, se contati esattamente (vedi la prima tabella della cronologia di Dio) sono 484 e sei mesi. Se datiamo l’inizio dell’esilio nel 586a.C. (anno che fu anche l’ultimo di Sedecia) è matematico collocare Davide nel 1070a.C. Allora solo il ricorso alle co-reggenze permette di sincronizzare la cronologia dei regni limitrofi con quella biblica. E ciò finora è stato possibile perché si è lamentato e creduto di dimostrare che la cronologia dei Re era inattendibile. Ma adesso, avendo io provato il contrario, cioè che i sincronismi nei Libri dei Re ci sono tutti e sono perfetti, non è più possibile. La giustificazione al ricorso di fonti e cronologie extra-bibliche ha perso la sua ragione d’essere, dunque: la cronologia dei Re, se esaminata attentamente, è perfetta e dunque è valida e attendibile. Perché allora leggiamo di Ciro nella Bibbia? Perché un semplice nome proprio smentisce una serie lunga e complessa di calcoli? Non sarà mica proprio questa “la profondità di satana”, l’aver confuso la Bibbia, l’aver manomesso il Testamento? L’aver osato ciò che non era neppure immaginabile? Ucciso il Messia si è confuso le prove per sviare i sospetti? Sì perché la cronologia di Dio dimostra la messianicità di Gesù e dunque la Bibbia provava -e prova tuttora sebbene con qualche difficoltà- la Sua regalità e questa doveva essere distrutta, pena l’evidente follia dell’omicida e dei suoi accoliti. Pensateci, altro non è che la banale trama di un libro giallo: l’assassino che dopo il delitto occulta le prove, gesto che ipso facto agli occhi di Dio e dei suoi profeti diviene “la profondità di satana” una volontà diabolicamente perversa e pervertitrice.

Eccoci all’ultimo caso da esaminare. Occupiamoci del sostantivo γυνη, donna. la donna vestita di sole di Ap. 12,1. Prima di addentrarci nel calcolo ghematrico è bene ricordare quanto detto a proposito di Galil, che rappresenta il mondo accademico con la sua cronologia, perché è al momento la più seguita e citata in quell’ambiente. In quel paragrafo abbiamo detto che δρακως equivale a 931, il 931a.C. che segna secondo Galil l’ultimo anno di regno di Salomone, che può essere datato in più maniere, ma rimane sempre l’ultimo anno di regno di quel re (io ad esempio lo dato nel 909a.C., ma ciò non cambia il fatto che sia sempre il suo ultimo anno di regno).

In ballo dunque c’è un ultimo anno di regno. Calcoliamo adesso e vediamo che γυνη corrisponde a:

3+400+50+8=461

Di per sè questa cifra non indica niente, ma uniamola a quella che emerge da Αντιπας, cioè 448 e otteniamo:

461+448=909

cioè quel 909a.C. che io ho già detto essere l’ultimo anno di Salomone. Capito quanto voglio dirvi? Voglio dirvi che abbiamo perfettamente delineato il quadro di Ap 12,1-3 in cui si legge che nel cielo comparvero due segni grandiosi: una donna vestita di sole (909a.C.) e un dragone (931a.C.). Tutto questo non mettendo in relazione concetti o figure estranee tra loro, ma al contrario citate dalla Scrittura in uno stesso capitolo e unite dall’essere entrambe la data dell’ultimo anno di regno di Salomone. Ho ottenuto questo non con fantasie aritmetiche disperatamente protese a dimostrare il non dimostrabile, no: ho solo fatto ricorso alla ghematria, la quale denuncia -inutile girarci attorno- la volontà maligna di gettare fuori dalla Storia, la volontà diabolica di impedire qualsiasi conoscenza razionale di Dio, come fa la cronologia di Dio.

Bene, siamo arrivati alla conclusione. Avrei altre rilevanze ghematriche da proporvi, ma mi limito a queste perché strettamente connesse alla cronologia di Dio: Giovanni ha detto chiaramente che la mia è una cronologia di Dio, mentre quella secolare, quella degli accademici, degli esegeti e degli studiosi è solo il fumo con cui satana oscura i cieli della Storia, dove Cristo risplenderebbe nella gloria se l’invidia di colui che è omicida e menzognero sin dall’inizio e dei suoi accoliti non avesse confuso ciò che i origine era chiarissimo.

 

La lettura ghematrica delle principali figure di Apocalisse: il falso profeta, la bestia che sale dal mare e Babilonia.

 

Nei link seguenti mi sono occupato dei tre personaggi enigmatici citati che ci propone Giovanni. Sinora nessuno aveva ipotizzata una soluzione ghematrica, la quale, a mio parere e alla luce di quanto sopra, ha solide ragioni per essere proposta.

Nel post dedicato alla bestia che sale dal mare è contenuta pure una possibilissima soluzione del celeberrimo 666.

Falso profeta

Babilonia e la bestia: cartoline dal mare

 

 

Lo maggior corno della Parola antica

Credo che uno dei problemi più grossi  di comprensione che il mio studio, intendo la cronologia di Dio che a breve sarà integrata di tutte le parti mancanti o sommarie , sia il linguaggio. Non è colpa mia, perchè anch’io ho dovuto (ri)apprenderlo appartenendo al passato. Quello della Bibbia, nella sua interezza, è un linguaggio antico, caduto oramai in disuso, perchè troppi sono incapaci di comprenderlo, intrisi come sono di scientismo.

Oggi la Bibbia non è altro che un cadavere da esaminare tramite un accurato esame autoptico. La vita che c’è dentro, il messaggio che essa contiene altro non sono che tessuti da esaminare sul tavolo operatorio. Ma essa in origine comunicava, era vivente e lo sarebbe ancora se noi la considerassimo parola di Dio e non pagine su cui le regole filologiche compiono le loro acrobazie.

Non c’è più un approccio (ma è il caso di usare questa brutta parola o sarebbe meglio dire semplicemente  “lettura”?) con il cuore, ma solo con la testa. E’ così che tutto è andato perduto, perchè nessun profeta o evangelista è stato scelto per la sua intelligenza, ma bensì per il suo cuore. Lo stesso Davide conferma questo: fatto re solo per aver avuto il cuore secondo Dio e non la testa. Le Scritture, insomma si affrontano con la ragione, ma le si amano con il cuore.

Il segreto è proprio questo: Dio non resiste solo ai superbi, ma nasconde le Sue cose ai sapienti secondo il mondo. Uno scrupoloso esame filologico che fa il di-gamma in quattro non ci dà nessuna garanzia di comprendere il messaggio del capitolo che con tanta, maniacale cura esaminiamo. Si può saper tutto su un simbolo, magari quello che rappresenta il male, ma questo non ci porta a credere alla esistenza del demonio. Come si può saper tutto di Gesù, ma ciò non implica la fede in Lui.

Il credere nasce dall’ascolto della Parola, non dal suo studio. E credere significa ascoltare la Parola espressa secondo un linguaggio antico, in cui il simbolo, la ghematria o la stessa isopsefia pretendono che siamo noi gli ascoltatori e non viceversa. Non si può dire alla Bibbia:”Devi parlarmi”, ma bensì:”Ti ascolto, Signore” Nel primo caso diveniamo vittime, nel migliore dei casi, delle nostre fantasie nozionistiche, le quali non hanno altra autorità che quella conferitaci dagli uomini, mentre il profeta ha solo e soltanto l’autorità di Dio. Questo noi dobbiamo recuperare mettendoci in ascolto del linguaggio antico: l’autorità di Dio.

Vedete adesso quell’ οφις (586 se contiamo ghematricamente, la stessa cifra che indica l’esilio babilonese secondo la cronologia secolare?). Vedete σατανασ e il suo 559 ghematrico, lo stesso del primo anno di regno di Ciro, datato dai secolari nello stesso anno? Entrambe queste date La cronologia di Dio le impugna. O meglio circa la prima dice che è falsa, mentre della seconda mette in questione il suo referente, cioè il ruolo di Ciro nelle vicende esiliche. Non a caso allora il primo sostantivo significa serpente in greco, mentre il nome proprio citato, sempre in greco, rafforza il messaggio: nel mondo vige una cronologia satanica.

So che a questo punto molti di voi storceranno la bocca e le orecchie. Io l’ho detto sin dall’inizio però: dobbiamo re-imparare il linguaggio antico della Bibbia se vogliamo che essa ci parli. Non sarà certo lei ad imparare il nostro. Coloro che hanno un po’ di dimestichezza con quanto da me scritto credo abbiano capito. Gli altri che ridano pure e pensino che la cronologia di Dio e le rilevanze ispsefiche del mio lavoro siano solo fanta-scienza, perchè non ho mai pensato di avere a che fare con un testo, ma con il profeta che lo ha scritto. Insomma per comprendere Geremia non mi addentro nella lingua, ma nel cuore che ha detto: ”

 

Maledetto il giorno in cui nacqui;
il giorno in cui mia madre mi diede alla luce
non sia mai benedetto”. (Ger. 20,14)

 

Prima capisco questo, prima capisco la tragedia dell’uomo, poi mi occupo del profeta e infine della sua lingua. Ben fa, dunque, l’iconografia cristiana a mostrarci Gesù che indica il Suo cuore, perchè a far bella mostra della testa nelle fotografie, le quali immancabilmente riprendono gli intellettuali con la tesa incorniciata dalle dita, ci pensano gli uomini, quegli stessi che non saranno mai, dico mai in grado di comprendere “lo maggior corno della Parola antica”.

 

 

Il problema fittizio delle co-reggenze e l’uovo di Colombo

Mi preme spiegare la meglio perché sostengo che il problema delle co-reggenze sia fittizio, cioè pensato nell’estremo tentativo di armonizzare conti altrimenti discordanti.

In 1-2Re non esiste un unico modo per conoscere la durata dei regni di Giuda e Israele, ma due. Il primo è semplicissimo, il secondo meno diretto. Infatti nel primo caso (vedi colonna in rosso della tabella seguente)   basta ricorrere a quanto il deuteronomista scrive, cioè che il tal re di Giuda o Israele regnò, ad esempio, 20 anni. Capite che in questo caso ricorriamo ai conti fatti dal deuteronomista (fatti sulla base della colonna in blu della stessa tabella). Tutti gli studiosi sin ora hanno attinto alla colonna in rosso, cioè ai conti fatti dal deuteronomista per stilare la loro soluzione alla cronologia dei Re.

Il secondo modo  (colonna in blu) ci obbliga invece a calcolare personalmente, ecco come. Innanzi tutto dobbiamo  datare il primo anno di regno di Davide. Prendiamo una datazione comunemente accettata, quella di Galil, il quale suggerisce che il primo anno di regno di Davide fu il 1010a.C. Poi, non avendo altri riferimenti per sapere quanto durò il suo  regno, ci affidiamo al deuteronomista, il quale scrive che regnò 40 anni. Dunque togliamo 40 anni al 1010a.C. e otteniamo 970a.C. Stesso discorso per il regno di Salomone, che il deuteronomista calcola di 40 anni per cui finì nel 930a.C.. Passiamo adesso a calcolare i regni di Geroboamo e Roboamo. Anche qui ci affidiamo al deuteronomista per conoscere l’inizio dei rispettivi regni, perché non abbiamo altri punti di riferimento che lui.

Adesso veniamo al punto, adesso vi spiegherò la differenza tra il mio metodo ,o approccio, e quello degli studiosi che sin ora si sono occupati del problema dei Re. Gli studiosi, a differenza di me, hanno sempre tenuto come punto di riferimento quanto il deuteronomista scrive circa la durata dei regni di Giuda e Israele che so sono succeduti. Io invece non ho tenuto in considerazione il calcolo già fatto e presente in 1-2Re, ma ho ricalcolato in prima persona. Vediamo come. Da 1Re 15,1 sappiamo che Abia regnò dal XVIII° anno di Geroboamo d’Israele. Sapendo che Geroboamo divenne re alla morte di Salomone, avvenuta nel 930a.C., sempre secondo il calcolo del Galil, è possibile stabilire in prima persona quando Abia ha iniziato a regnare. cioè il 912a.C. (930- 18). Tale data coincide anche con la fine del regno di Roboamo, a cui Abia successe. Abbiamo quindi calcolato il regno di Roboamo attraverso una semplice formuletta:

(anno di ascesa al trono di Roboamo) – (anno di ascesa al trono di Abia suo successore) = durata del regno di Roboamo

cioè 18 anni A questo punto confrontiamo il nostro risultato con quello del deuteronomista, vediamo se coincidono. Nella tabella vediamo che si è generato uno scarto di 1 anno. Potreste pensare che questa differenza sia marginale, irrilevante ma se continuate a calcolare re dopo re e in prima persona come vi ho appena mostrato vi renderete conto che ci sono numerosi calcoli che non collimano e talvolta le differenze che si generano tra il vostro conto e quello del deuteronomista sono tutt’altro che trascurabili, trattandosi, come nel caso di Geroboamo II d’Israele, di uno scarto di 25 anni! Questo tra l’altro è solo il caso lampante, ma la cronologia di 1-2Re è costellata di queste differenze che capite bene impediscono qualsiasi sincronismo se non siamo al corrente della loro esistenza. E gli studiosi sinora non se ne sono accorti e hanno continuato a fidarsi del calcolo del deuteronomista dandolo per corretto, cosa che magari in origine lo era, ma con il passare del tempo verosimilmente si è corrotto.

Adesso capite perché non esiste nessun problema di co-reggenze e che esse sono state introdotte solo perchè all’oscuro del vero problema: tra la scaletta cronologia dei re che ci dice che il tal re di Giuda o Israele regno dal XVIII° anno di regno del re X sempre di Giuda o Israele (colonna in blu della tabella) e il calcolo già fatto dal deuteronomista (colonna in rosso) ci sono differenze incolmabili che fanno saltare o rendono vano qualunque tentativo di armonizzare la durata dei vari regni o le note cronologiche presenti nei libri biblici citati.

Ecco adesso la tabella dei regni di Giuda e Israele così come risulta se consideriamo la datazione del primo anno di regno di Davide secondo Galil. In essa è presente sia il mio calcolo, sia quello del deuteronomista, in maniera tale che leggendo e seguendo la colonna che riporta le differenze che si generano possiate capire a colpo d’occhio quanto dico. Certo, potete benissimo dubitare dei miei calcoli e rifarli, ma di una cosa sono sicuro: la mia idea è così semplice che la sua bontà ed originalità salta subito agli occhi.

Tabella cronologica dei re di Giuda e Israele

Tabella cronologica dei re di Giuda e Israele partendo dal I° anno di regno di Davide secondo G.Galil
 
RE ANNO DI ASCESA AL TRONO DURATA DEL REGNO ESPRESSA IN DATE DURATA DEL REGNOSECONDO IL MIO CALCOLO DURATA DEL REGNO SECONDO L’AUTORE BIBLICO DIFFERENZA TRA IL MIO CALCOLO E L’AUTORE BIBLICO
 DAVIDE  1010  1010-970 40 ANNI  40 ANNI
 SALOMONE  970  970-930 40 ANNI  40 ANNI
 ROBOAMO G.  930  930-913 18 ANNI  17 ANNI  -1 ANNO
 GEROBOAMO IS.  930  930-908 22 ANNI  22 ANNI
 ABIA G.  XVIII° DI GEROBOAMO  912-910  2 ANNI  3 ANNI  +1 ANNO
 ASA G.  XX° DI GEROBOAMO  910-868 42 anni 41 anni  -1 ANNO
 NADAB IS.  II°DI ASA  908-907 1 ANNO  2 ANNI + 1 ANNO
 BASA IS.  III° DI ASA  907-884 23 ANNI  24 ANNI + 1 ANNO
 ELA IS.  XXVI° DI ASA  884-883 1 ANNO  2 ANNI + 1 ANNO
ZIMRI IS.  XXVII° DI ASA  883-879 4 ANNI 7 GIORNI – 4 ANNI
 OMRI IS  XXXI° DI ASA  879-872 7 ANNI 12 ANNI +5 ANNI
 ACAB IS.  XXXVIII° DI ASA  872-851 21 ANNI 22 ANNI + 1 ANNO
 GIOSAFAT G.  IV° DI ACAB  868-845  23 ANNI 25 ANNI  +2 ANNI
 OCOZIA IS  XVII° DI GIOSAFAT  851-850 1 ANNO 2 ANNI + 1 ANNO
 JORAM IS.  XVIII° DI GIOSAFAT  850-837 13 ANNI 12 ANNI – 1 ANNO
 JORAM G.  V° DI JORAM IS.  845-838  7 ANNI  8 ANNI  +1 ANNO
 OCOZIA G.  XII° DI JORAM IS.  838-837  1 ANNO  1 ANNO
 JEU IS.  REGNA 28 (30)ANNI DALLA MORTE DI OCOZIA  837-807 30 ANNI 28 ANNI – 2 ANNI
ATALIA G. REGNA 7 ANNI 837-830 7 ANNI 7 ANNI
JOAS G. VII° DI JEU 830-791 39 ANNI 40 ANNI +1 ANNO
JOACAZ IS. XXIII° DI GIOAS G, 807-793 14 ANNI 17 ANNI + 3 ANNI
GIOAS IS. XXXVII° DI GIOAS G. 793-776 17 ANNI 16 ANNI – 1 ANNO
AMASIA G. II° DI GIOAS IS. 791-749 42 ANNI 29 ANNI -13 ANNI
GEROBOAMO IS XV° DI AMASIA 776-710 66 ANNI 41 ANNI – 25 ANNI
OZIA G. XXVII° DI GEROBOAMO 749-695 54 ANNI 52 ANNI -2 ANNI
ZACCARIA IS. XXXVIII° DI OZIA 710-710 6 MESI 6 MESI
SALLUM IS. XXXIX° DI OZIA 710-710 1 MESE  1 MESE
MENEM IS. XXXIX° DI OZIA G. 710-699 11 ANNI 10 ANNI -1 ANNO
FACEIA IS. L° DI OZIA 699-697 2 ANNI 2 ANNI
FACEE IS LII DI OZIA 697-668 29 ANNI 20 ANNI -9 ANNI
JOTAM G. II° DI FACEE 695-680 15 ANNI 16 ANNI +1 ANNO
ACAZ G. XVII° DI FACEE 680-665 15 ANNI 16 ANNI +1 ANNO
OSEA IS. XII° DI ACAZ 668-659 9 ANNI 9 ANNI CADUTA DI SAMARIA
EZECHIA III° DI OSEA 665-636 29 ANNI 29 ANNI
MANASSE G. 636-581 55 ANNI 55 ANNI
AMON G. 581-579 2 ANNI 2 ANNI
GIOSIA G. 579-548 31 ANNI 31 ANNI
JOACAZ G 548-548 3 MESI 3 MESI
JOACHIM G. 548-537 11 ANNI 11 ANNI
JOACHIN G. 537-537 3 MESI 3 MESI
SEDECIA G. 537-526 11 ANNI 11 ANNI DEPORTAZIONE
TOTALE 484 ANNI E 6 MESI 474 ANNI E 6 MESI

 

Se avete familiarizzato un po’ con la tabella possiamo procedere e mostrare due esempi di mancato sincronismo citati da Galil, il quale li risolve escogitando una soluzione che non tiene conto di quanto ho scritto: tra il calcolo del deuteronomista (in rosso) e la fonte di quei calcoli (in blu) ci sono differenze incolmabili.

Il primo fa riferimento agli anni che intercorrono da Geroboamo alla morte di Joram, entrambi re d’Israele e quelli che passano dall’incoronazione di Roboamo alla morte di Ocozia , re di Giuda. Egli sostiene che dovrebbero essere espressi da una cifra identica, perché Geroboamo (Israele) e Roboamo (Giuda) vengono incoronati nello stesso anno e Joram (Israele) e Ocozia (Giuda) muoiono lo stesso anno a causa della rivolta di Jeu. Siccome ciò non accade. Galil deduce che la cronologia dei  Re è inattendibile, o comunque fallace.

Quello che stiamo cercando, dunque, è il sincronismo tra Giuda e Israele nell’arco temporale che va da Geroboamo alla morte di Joram per Israele e dall’incoronazione di Roboamo alla morte di Ocozia per Giuda (cfr, The chronology of kings of Israel and Judah, pag 12). Prendiamo la nostra tabella cronologica limitatamente alla sezione che contiene questi re e consultiamola per datare prima Geroboamo e Joram d’Israele. In essa si riporta che il primo re fu incoronato nel 909a.C., mentre la morte di Joram la data nel 816a.C., segnando quindi un intervallo di 93 anni (909-816=93). Secondo il ragionamento di Galil dobbiamo rilevare adesso un numero identico di anni per Giuda, cosa che non accade al suo calcolo basato su quello del deuteronomista. Bene, la nostra tabella riporta che Roboamo di Giuda viene incoronato nel 909a.C. mentre la morte di Ocozia di Giuda la data nell l’816a.C., dando luogo a un perfetto sincronismo (93 anni per ciascun regno).

Affrontiamo adesso la seconda incongruenza segnalata da Galil. Egli di nuovo sostiene che tra Israele e Giuda deve intercorrere uno stesso numero di anni tra lo scisma e la morte rispettivamente di Acab d’Israele e il XVII° di Giosafat di Giuda (cfr. ibd). Consultate pure la tabella e vi renderete conto che in entrambi i casi segna un periodo che va dal 909a.C all’830a.C., dando di nuovo un perfetto sincronismo.

Qualcuno potrebbe obbiettare che Galil sia stato più preciso nei conti e che abbia tenuto conto di fattori me sfuggiti. Non è così e lo dimostro. Egli infatti, alla pagina citata, sostiene che, per la sezione esaminata nel primo caso preso in esame, la somma degli anni dei re di Giuda è 95 anni, cioè la stessa che otteniamo sommando semplicemente gli anni di regno dei singoli re così come proposta dal deuteronomista. Galil, quindi, non è ricorso a fonti diverse, ma solo alla Bibbia per come la conosciamo. “Immagino” che se lo ha fatto per Giuda, lo abbia fatto anche per Israele.

Come vedete e siete in grado di capire, se noi seguiamo la scaletta cronologica in blu, la quale ci dice solo implicitamente quanto i vari re abbiano regnato poiché ci costringe a calcolare, i sincronismi risultano perfetti. Ed è ovvio che sia così, perché calcolando in prima persona abbiamo superato l’impasse rappresentato dai calcoli sbagliati o corrotti del deuteronomista. Questi sono la causa dei mancati sincronismi. Risolto il problema non c’è bisogno di difficili calcoli per stabilire la durata delle co-reggenze, perché le co-reggenze semplicemente non esistono, ma sono state introdotte in 1-2Re con lo scopo di far coincidere e armonizzare calcoli altrimenti divergenti.

A questo punto -visto che mi è già stata mossa- potreste anche dire:”Ma se famosi e affermati professori calcolano le co-reggenze significa che esse sono importanti e quella è la via scientifica alla soluzione del problema”. Beh, un’obiezione del genere non mi sembra scientifica o giusta: non ha importanza chi dice o scrive una tal cosa, ma solo se quella stessa cosa che si dice e scrive è fondata o meno, comprensibile o meno. E la mia soluzione -ho dimostrato conti alla mano- è fondata e comprensibile, perché non affonda le sue radici nelle mie pruriginose fantasie aritmetiche, ma su un’idea semplicissima, o se volete su una domanda che mi sono posta che è ancor più banale: “I conti del deuteronomista sono corretti? Si sono conservati bene?” A tal proposito non so dare una risposta precisa, di certo so che tra la scaletta implicita che ci obbliga a calcolare i vari regni e il conto del deuteronomista si creano vere e proprie voragini cronologiche, orridi in cui sono caduti tutti coloro che ignoravano la loro esistenza. Di qui tutti mezzi di fortuna per superarli, compreso il complesso calcolo delle co-reggenze.

E’ un po’ come la storiella dell’uovo di Colombo che noi, rivisitandolo, potremmo riassumere così. Una sera Colombo entrò in una taverna del porto e gridò: “Se qualcuno di voi riesce a far star in piedi un  uovo pago da bere a tutti” e così dicendo estrasse di tasca un uovo, mostrandolo a tutti. Si sa cosa succede in una taverna di porto: se si offre da bere gratis tutti accorrono e così fu. Tutti si cimentarono nel provare a far stare in piedi quell’uovo, ma niente, l’uovo non ne voleva sapere e ora di qua ora di là ruzzolava sempre su se stesso.

Giunto l’ultimo avventore l’uovo non si lasciò intimorire dalle parolacce di un assetato e …pluff cadde riverso.

Cristoforo allora, vedendo che tutti si erano arresi, prese l’uovo ne batté l’estremità sul tavolo, quel tanto che bastava per intaccarne il guscio senza romperlo e l’uovo rimase bello ritto su se stesso.

“Che cavolata, bastava pensarci” dissero alcuni.

“Già, bastava pensarci, ma nessuno l’ha fatto e da bere me lo pagate voi”.

Ecco, la storia della soluzione del millenario problema dei sincronismi di 1-2Re potrebbe benissimo essere riassunta così, dalla storiella dell”uovo di colombo. E non sarà né la prima, né l’ultima volta che una soluzione a un problema ritenuto intricatissimo e per questo irrisolvibile, si rivela una sciocchezza venuta in mente a un outsider, come quella di mettersi a tavolino e con tanta, tanta pazienza farsi i conti (a penna perché non avevo la calcolatrice).

Ancora su Ger. 34,8-11

Il post dedicato a Ger. 34,8-11 è ricco di spunti che meritano di essere affrontati. Primo fra tutti il fatto che quel 164a.C. come anno sabatico calcolato da A. Soggin, professore di fama, mette in linea i miei studi con i suoi, la mia cronologia con la sua. Dunque l’autorità di Soggin si riflette su La cronologia di Dio, altrimenti dovremmo attribuire al caso ciò che il caso non può giustificare: dei calcoli complessi e lunghi sulla cronologia degli eventi che vanno dal 70d.C. al primo di Davide (volendo fino ad Abramo) che incrociano alla perfezione quelli di un famoso e stimato professore sugli anni sabatici.

La seconda è che grazie agli studi di Soggin e ai miei adesso siamo in grado di ricostruire alla perfezione la scaletta degli anni sabatici. Non è una cosa di poco conto. Se uno si è occupato di cronologia sa quanto sono importanti le date sicure. E’ da esse che si diramano tutti i calcoli perchè costituiscono sempre un punto di riferimento.

La terza è che ora è possibile, per chi si occupa di questioni legate ai calendari ebraici, avere un termine a quo ricostruire molti aspetti ancora contraddittori.

La quarta invece consiste in una conferma piena della bontà della cronologia di Dio e delle sue ipotesi e calcoli. Scusate se ripeto alcuni suoi passaggi e calcoli, ma è necessario per una più facile comprensione del seguito. La cronologia di Dio parte dal dato certo della distruzione di Gerusalemme avvenuta nel 70d.C. e considerando una generazione di 35 anni calcola l’anno della crocefissione nel 35d.C. sulla base del versetto  in cui si riportano le parole di Gesù circa la distruzione di Gerusalemme (evito di citare i versetti perchè è tutto chiaro nella cronologia di Dio. Adesso faccio solo una sintesi), profezia fatta negli ultimi giorni della Sua vita. Dunque se una generazione è di 35 anni e la distruzione di Gerusalemme avvenne nel 70d.C. Gesù morì nel 35d.C.

Da qui ho calcolato la Sua data di nascita nel 15a.C. mettendo a frutto le note cronologiche di Giovanni, il quale ci dà uno spettro di date che oscillano tra i 47 anni e i 50 anni. Io ho considerato 50 e dunque li ho tolti al 15a.C. ottenendo il 15a.C. Dopodichè ho considerato Matteo 1,17 non come scala genealogica ma cronologica, essendovi nel versetto citato una tripartizione di 14 generazioni per il periodo che va da Cristo ad Abramo. In particolare ho considerato la prima tranche di 14 generazioni che vanno da Cristo a Babilonia e calcolato, sempre considerando una generazione di 35 anni, 490 anni da Gesù a Babilonia.

E’ così che ho datato il 5050a.C. (490+15=505) come anno dell’esilio e ultimo di Sedecia, il quale regnò 11 anni e dunque il suo primo anno di  regno cade nel 516a.C.. Ovvio che il nono anno citato da Geremia cade nel 507a.C. che fu anche anno sabatico, come dimostra Soggin. Capite adesso perchè ho dovuto ripetere e sintetizzare i conti. L’ho fatto perchè comprendiate l’importanza di quel 164a.C. il quale ci dice, alla luce dei miei conti e dei conti di Soggin perfettamente allineati, che anche il 507a.C. fu anno sabatico. Se adesso rileggete la sintesi che ho fatta del mio lavoro vi renderete conto che attribuire ala caso che il nono di Sedecia, per come io l’ho calcolato, cada proprio nel 507, cioè due anni prima la caduta di Gerusalemme (avvenuta secondo i miei calcoli nel 505a.C.) e cosa di cui Geremia ha scritto, è semplicemente impossibile. Allora queste sono le ulteriori e importanti considerazioni da fare. Quel 507a.C., calcolato sulla base degli studi di Soggin, conferma che :

a) l’ipotesi anagrafica sulla vita di Gesù, nato nel 15a.C. e morto nel 35a.C. all’età di 50 anni, è validissima.

b) nel NT il termine generazione è inteso come un arco di tempo di 35 anni e non come un generico cambio generazionale.

c) Mt 1,17 non è solo una scaletta genealogica, ma piuttosto cronologica, cosa che finora non aveva notato nessuno, o pochissimi ma in ogni caso facendola rimanere fine a se stessa.

Ecco vedete adesso quanto sia vero ciò che ho detto all’inizio: la presenza di date sicure e precise mette tutte le tessere  cronologiche al suo posto e fa tornare tutti i conti a meraviglia.

Semplicemente perfetto

Dovete sapere che non mi accontentano le approssimazioni, le accetto di malavoglia anche se mi sono concesso ben poco in merito: solo l’approssimazione di +1/-1 anno la faccio uguale a zero. Così ho gironzolato in internet per togliere quella relativa al post sul nono di Sedecia e ho scoperto che J. Alberto Soggin, professore alla Facoltà valdese di Teologia e a “La  Sapienza”  di Roma, autore di questo intervento al Pontificio Istituto Biblico, data il giubileo citato in Macc. 6,49-51 nel 164/5 a.C. Allora ho ricontato tutto. Il primo di Sedecia secondo la mia cronologia dei Re (vedi tabella) cade nel 516a.C., per cui il suo nono anno, quello precedente di due anni la presa di Gerusalemme, fu il 507a.C. mentre del 505a.C. fu la presa della città.

Nel precedete post  il calcolo non indicava precisamente il 507a.C., ma il 506a.C. costringendomi a una lievissima approssimazione. Ma ora le cose cambiano. Prima di entrare nei calcoli devo dire che Soggin ha ragione, benchè la maggior parte degli studiosi affermino che l’anno sabatico di Macc. 6,49-51 cada nel 163a.C,. e lo ringrazio per questa preziosa informazione che rende il mio lavoro semplicemente perfetto.

Infatti se l’anno sabatico cade nel 164/5, come indica Soggin, non rimane che calcolare il multiplo di sette che fa ala caso nostro, cioè 343 (7 x 49, vi prego di notare, specie se ebrei amanti della ghematria che 343, multiplo usabile solo dalla mia cronologia, lo si ottiene con 7 x 7 x 7, quando tutti sappiamo l’altissimo valore simbolico del numero sette, oltre che della sequenza di tre 7 che si contrappone a quella del 666) e sommarlo al 164 indicato da Soggin, ottenendo così 507, il 507a.C. che precede di due anni la presa di Gerusalemme come vuole Ger 34,8-11. e che la mia cronologia colloca da sempre nel 505a.C.

Come vedete La cronologia di Dio, nonostante la precisione  la puntualità del calcolo dell’anno sabatico, si dimostra perfetta cronologicamente e perfettamente in sintonia con gli autori biblici. La cronologia di Dio, sotto questo aspetto, ha dunque la stessa dignità scientifica di studi ben più famosi. Il passo citato di Geremia prova oltre ogni ragionevole dubbio che il mio castello cronologico è solido, anzi solidissimo dal momento che non ha bisogno di nessuna approssimazione per stare in piedi.

Lasciatemi adesso dire che aver conquistato sul campo la stessa dignità scientifica dell’esegesi cattolica o della Torre di Guardia non è cosa da poco. Loro hanno mezzi e risorse -anche economiche- enormi. Io ho sempre avuto, una Bibbia, la Rete e qualche libro. E’ vero quanto scrive Paolo, è vero che nella nostra debolezza risplende la Sua forza (2Corinzi 12,9).

La Grande Impostura è già in atto

Quando scrissi questo post non avevo nessuna prova che non fosse la coerenza de La cronologia di Dio. Niente altro eppure ero certo che le cose stessero a quella maniera: quel 586a.C. come data assoluta dell’inizio dell’esilio babilonese lo consideravo una truffa, la menzogna che sorreggeva l’intera cronologia secolare. Mi sono spinto fino a dire che i calcoli NASA erano sbagliati. Adesso dico che sono volutamente sbagliati per sorreggere l’intero castello di menzogne che oscura il cielo e impedisce di percorrere la strada che porta a una conoscenza razionale di Dio. Quel 586a.C. è il fumaiolo principale che alimenta l’oscurità in cui versa il cielo. Un’oscurità che ho squarciata con la cronologia di Dio e in parte anche con Psychiatricred, i cui post mai hanno voluto parlare di me, ma di Lui.

Adesso alla luce della lettura isopsefica di Ap 12,9 le cose sono ben diverse. Adesso ho Giovanni che testimonia a mio parere. L’apostolo infatti ha saputo perfettamente riportare l’ispirazione divina che vuole che οφις (serpente) presente in Ap 12,9 abbia come somma delle lettere proprio 586, quella stessa cifra che ci hanno fatto malignamente credere sia identica all’anno dell’esilio babilonese. Qualora i calcoli NASA risultassero sbagliati non potranno appellarsi all’increscioso errore, perchè quell’ οφις denuncia una volontà diabolica di confondere quello che in origine era chiaro, di confondere la segnaletica della strada che porta ala dimostrazione razionale dell’esistenza di Dio. No, miei cari, niente incresciosi errori: la vostra è una volontà maligna perche -sono le parole di un sacerdote- la volontà principale del demonio è impedire la visione e contemplazione di Dio. Voi avete confuso tutto! Voi siete i responsabili della nostra cecità!

Οφις non è una mera coincidenza. anche considerato singolarmente non lo potrebbe essere perchè c’è la mia cronologia, quella di Dio e non del serpente. Anche se considerato singolarmente, dunque, οφις dice tutto e vi denuncia pubblicamente. Se poi lo associamo agli altri sostantivi che caratterizzano Ap. 12,9, cioè satana e drago le cui rispettive somme danno 559 (primo anno di Ciro, quello stesso che la mia cronologia esclude dalle vicende esiliche) e 931 (il 931a.C. della cronologia di Galil) tutto risulta evidente, come evidente risulta il vello con cui avete coperto la vostra pelle di lupo. Niente scuse, non le accettiamo perchè Giovanni ci ha messo in guardia dalla vostra natura demoniaca!

Quei dati NASA, quel 586a.C. che è il vostro bastione ha adesso una profonda breccia e da lì entreremo quando sarà possibile ricalcolare dalla radice tutto. Il vostro punto di forza sarà la vostra rovina perchè adesso sappiamo che avete mentito e che avete i piedi d’argilla, come sappiamo che la Grande Impostura è già in atto e consiste nella diabolica negazione di una via razionale  a Dio.

Il nono di Sedecia anno sabbatico

Cercando altro mi sono imbattuto in questo link. Qui si indicano gli anni sabbatici. Il loro calcolo è molto importante perchè il IX° di sedecia fu un  anno sabbatico e precedé di 18 mesi la distruzione di Gerusalemme. Bene come prima cosa calcoliamo secondo la mia tabella il nono di Sedecia. Io colloco tale anno nel 516a.C. (v. la tabella in La cronologia di Dio), quindi il nono anno cade nel 507a.C.

Adesso cerchiamo di rintracciare l’anno sabbatico più vicino a quella data. Lo possiamo fare perchè l’autore del link citato ci fornisce la data di alcuni anni sabbatici, tra cui il 330/31a.C. Troviamo adesso il multiplo di 7 che fa al caso nostro (gli anni sabbatici cadevano ogni 7 anni). Esso è 175 (7 x 25 =175). Sommiamolo adesso a 331 e otteniamo il 506a.C. come anno sabbatico cercato.

E’ vero che avrebbe dovuto essere il 507a.C. ma esso rispetta appieno la regola ferrea che mi sono sempre dato ricostruendo la cronologia di Dio, cioè che l’approssimazione di +/-1 anno è uguale a zero. Inoltre non dimenticate la complessità e il numero dei calcoli presenti nella cronologia di Dio. Anzi è proprio alla luce di questi che la lieve approssimazione non inficia la bontà dell’intero impianto cronologico, tanto che si può dire che il mio lavoro rispetta la notazione di Ger. 34,8-11 in cui appunto si scrive che il nono di Sedecia fu anno sabbatico. Se qualcuno ha intenzione di esaminare sotto un profilo probabilistico la cronologia di Dio, prenda pure in considerazione questa quasi perfetta rispondenza che esso ha con il passo di Geremia citato.